domenica 2 ottobre 2016

AZIENDE. API, il giudice rimanda a dicembre l'assemblea dei creditori

Lo scorso 27 settembre si sarebbe dovuta tenere l'assemblea dei creditori di API, ma il giudice, su richiesta dei legali di API e del Comune, ha rimandato a dicembre l'appuntamento.
L'azienda, in concordato presso il Tribunale di Milano dalla fine del 2014 a seguito della citazione dei dipendenti per i mesi e mesi di mancata corresponsione degli stipendi, è stata oggetto di denuncia alla Procura anche da parte della Corte dei Conti, che, con l'ultima sentenza, l'ha, sostanzialmente, individuata come il principale veicolo di distrazione di decine e decine di milioni di denari pubblici, che hanno provocato il suo affossamento e sono in procinto di provarne quello di Ama. 
Con un effetto domino, il castello di crediti e debiti di API, fa si che AMA possa continuare a sopravvivere.
I denari, circa 2,5 milioni di euro l'anno, oggi, ma sino a 4 milioni in passato (dopo un accordo tra conniventi - tutte le aziende sono di proprietà del Comune, che ha permesso la mancata realizzazione del piano industriale sul teleriscaldamento) che AMA deve ad API non sono mai stati versati, ma se il concordato diventasse - per la segnalazione della Corte - un fallimento, i creditori esigerebbero il pagamento del dovuto e partirebbero le ingiunzioni sui debitori di API, tra cui AMA.
AMA è nella stessa situazione con Miogas, alla quale deve oltre 6,5 milioni di euro, e con Area Sud. Forte di una maggioranza delle azioni (il 60% in Miogas) detenute illecitamente per un'azienda ed un servizio (commerciale) che lo Stato aveva imposto di mettere sul mercato, rischia di meno, ma, come si dice in questi casi, è attaccata ad un respiratore artificiale, e, se venisse a mancare la corrente...
Ed ancora, in Area Sud, dove detiene il 49% delle quote, la situazione debitoria è di 2,8 milioni di euro, mentre verso Arco di “soli” 1,9 milioni.
La situazione Ama l’abbiamo già affrontata, ma ora, con la sentenza della Corte nelle mani del giudice concordatario e, dunque, il probabile fallimento API, occorre aspettarsi che i milioni che AMA dovrebbe tirar fuori per API e per riacquistare gli immobili pubblici (tra cui la piscina, le farmacie ed i centri anziani!!!) non arrivino da creative operazioni relative a Start Up per la gestione energetica (del teleriscaldamento) con società di altrettanta dubbia solidità (Simar è in profonda crisi, e comunque dovrebbe esser istruita una gara di appalto pubblica, non si scelgono i partner “a la cartè”), ma direttamente dalle casse del Comune….
Ci sono abbastanza denari, visto che l’incasso dei tributi e delle tariffe è stato trasferito alla sanguisuga clientelare AMA?

RF

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