lunedì 6 luglio 2015

RIFIUTI. Area Sud: voi riciclate, io guadagno!

Anche nel 2014 Area Sud, facendo leva su quel poco di senso civico dei cittadini e sulla disorganizzazione territoriale, è riuscita ad incassare ben 610mila euro dalla vendita di materiali riciclati raccolti nei territori in cui opera.
Sostanzialmente in linea con il 2013, i ricavi dalla vendita del differenziato rappresentano un bell'introito del quale il principale azionista (AMA) non sembra occuparsi.
Oppure si, facendo finta di niente ed intascando i dividendi!
Sulla base della normativa che fu predisposta nel lontano 1997 con il Decreto Ronchi (dove si assunse che la bontà delle operazioni di riciclo avrebbero dovuto condurre, nel tempo, dalla tassa sui rifiuti alla tariffa sui rifiuti, che, grazie al senso civico dei cittadini e all'organizzazione dei servizi) quegli introiti sarebbero andati a rilassare il prelievo dalle nostre tasche e a ridurre l'impatto sull'ambiente.
Nella convenzione AMA/Area Sud si vede che non compare nulla di tutto ciò. Anzi.
Nella delibera presentata in Consiglio comunale per la determinazione della TARI, si espone un bel 8 milioni e 465mila euro di costi ai cittadini (di cui 1,246 milioni di vessazione AMA per accertamenti, bollettini, generali e diversi!), di cui 4milioni e 920mila (Iva esclusa) per il servizio, il resto oneri Ama e ammortamenti.

Area Sud incassa la tariffa anche per conto di altri comuni, ma a Rozzano si fa "diverso": si preferisce comprare e addebitare un software "esclusivo" (54mila euro più 80mila euro di spedizioni e cancelleria), si coordina e programma il servizio (per 71,5mila euro, ma che comunque effettua Area Sud), e si addebitano addirittura 582mila euro ai cittadini per "direzione, amministrazione, spese societarie, assicurazioni, legali e funzionamento"!
Dal Bilancio 2014 di Area Sud
Dal servizio fornito da Area Sud, nonostante i 610mila euro di vendita del differenziato, non torna nulla in tasca ai cittadini. Nell'attuale TARI (TAriffa RIfiuti) si parla solo di rifiuti.
Il Comune dovrebbe recuperare nell’anno successivo alla determinazione della tariffa, le differenze tra il gettito acquisito e il costo sostenuto per il servizio.
Ma tale costo dovrebbe essere al netto dell'introito per la vendita del differenziato. Invece no!
Se il principio fondamentale per l’applicazione della TARI è quello in base al quale “chi inquina paga”, il comune potrebbe determinare la propria tariffa secondo i criteri già previsti per la TARSU, quindi commisurando la tassa a quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie.
Da una parte il servizio continua a costare più del dovuto perchè il Comune compra lo stesso da AMA, la quale applica un sovrapprezzo per il "servizio" di riscossione al di fuori di ogni criterio, e dall'altra, perchè il prezzo stesso di Area Sud non è quello relativo al valore netto tra il costo al Comune e quanto incassa dal differenziato.
Per non parlare, poi, del fatto che non si spinge affatto su quest'ultimo. Solo i cittadini si impegnano in tal senso, e sono dotati di raccoglitori per la differenziata. Al contrario, le aziende, non hanno nessun obbligo in tal senso: un solo cassonetto dove tutto viene conferito.
Solo per ricordarci che la normativa esisteva (ma è sempre stata disattesa), ecco i punti principali del Decreto suddetto (Decreto Legislativo n. 22 del 1997).
Il ministro Edo Ronchi
Organizzare i servizi inerenti i rifiuti in forma di sistema integrato di gestione, per Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), al fine di garantire:
- omogeneità della qualità dei servizi
- equiparazione delle tariffe,
- vantaggi derivanti da economie di scala.
Ridurre drasticamente i quantitativi da destinare all'interramento controllato, infatti non sarebbe più stato consentito lo smaltimento in discarica dei rifiuti solidi urbani tal quali ma solo di rifiuti inerti, derivanti dalle operazioni di recupero e riciclaggio e particolari tipi di rifiuti che saranno individuati da successive normative.
Si sarebbe dovuto privilegiare:
- il riutilizzo
- il riciclaggio
- il recupero di materia prima
e si indicavano gli  obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere (15% nel 1999, 25% nel 2001, 35% nel 2003) che avrebbero comportato necessariamente la riorganizzazione strutturale e funzionale dei servizi di raccolta (a Rozzano, oggi, si dice essere al 45%).
Infine, si doveva ridurre a monte la produzione e l'utilizzazione degli imballaggi e favorire la produzione di imballaggi riutilizzabili ed il riutilizzo degli imballaggi.
Norma ancora attuale e per lo più disattesa.
A Rozzano la situazione è sotto gli occhi di tutti. Scarsa qualità del riciclato (si potrebbe incassare di più dalla vendita), non estensione del servizio alle aziende e mercatali che fanno finta di nulla.
Alla faccia dei rozzanesi, che intanto pagano (come da bilancio preventivo appena approvato dal consiglio comunale).
RF

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