sabato 4 luglio 2015

AZIENDE. API: dai fasti del 2011 all'inferno del 2014

Con il documento obbligatorio per la L. 190/2014, il sindaco, con proprio decreto, ha inviato al Ministero competente la relazione sullo stato delle partecipate al 31 marzo.
Il decreto sindacale (n. 30) è stato lo strumento per evitarne la diffusione "urbi et orbi", perché sulle partecipate e tutte le manovre connesse deve vigere il segreto del partito (locale).
Ma, adesso che l'abbiamo disponibile (sigh!), possiamo iniziare a guardarci dentro, soprattutto in relazione alle vicissitudini della partecipata in liquidazione Api (nata con la delibera consiliare n. 66 del 12 dicembre 2006), che ha posto in prostrazione un gran numero di persone (lavoratori e famiglie).
La relazione contiene una sinossi tabulare dei risultati e delle determinanti economiche della società, da cui si traggono alcune considerazioni.
Intanto viene confermato (stantio dal 2011) il debito bancario di 37 milioni. Nulla si è fatto per abbatterlo. Anzi. La liquidità se n'è andata altrove, tanto che il patrimonio netto è crollato da 18 milioni a 10 milioni (2014).
I servizi al Comune di Rozzano son calati da 10 milioni a 6 milioni, e si spiega così lo stato di degrado della città. Ma, nel frattempo, si è passati da oltre 90 lavoratori ai 50 che oggi attendono di conoscere la loro sorte.

Alcuni ricollocati in Ama (parenti e amici), altri pre-pensionati e i dirigenti (inclusi gli amministratori che si son prestati allo scopo) allontanati, tanto che la spesa è passata da 3,4 milioni a 1,7 milioni.
Su tutto ciò che veniva fatto, pesava (e pesa) un fardello da 2,7 milioni di euro di oneri finanziari per il mutuo del teleriscaldamento, che ha depresso ogni tentativo di gestione (se mai c'è stata) anche sana rivolta alla città e al decoro a cui tanto teneva in campagna elettorale anche l'attuale sindaco.
Il risultato è stata la liquidazione con disonore, che porterà, o per scelta dell'amministrazione o per le cause dei lavoratori, al fallimento.
Cosa ci sarà da ridere.... Tutto segreto? Tutti problemi suoi!
Nel primo caso o nel secondo caso potremo dire addio agli immobili pubblici che giacciono nell'attivo patrimoniale della società (67 milioni ipotecati prevalentemente da MPS), che dovranno essere usati per saldare il debito, ma, se i lavoratori saranno veloci, magari riusciranno a percepire quei quattro mesi di stipendio arretrato che non vengono pagati per mancanza di liquidità e un TFR che, molto probabilmente non c'è più. Ecco quindi che il Comune di Rozzano dovrà farsi parte attiva (insieme ad Ama) per pagare i debiti con la partecipata e consentire il "salvataggio" della dignità degli operai.
Annotiamo, inoltre e con poco stupore, che nella relazione si dice chiaramente che il servizio di manutenzione dell'illuminazione pubblica era già previsto essere re-internalizzato dal Comune con delibera di Giunta (n. 102 del 26/6/2013), che lo toglieva ad Api. Chissà perché fu dunque posto come possibilità nel piano di riscatto della pubblica illuminazione... misteri della burocrazia e della politica non partecipata!
RF

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