venerdì 19 giugno 2015

AZIENDE. Quote Arco e capannone all'incanto. Ma al consiglio comunale nemmeno una parola

Tutto scritto, ma (a Rozzano) tutto tenuto nascosto.
AMA come dicemmo mesi fa e come invece il sindaco e l'ottimo assessore Moro negavano, ha di fatto già impegnato le quote (21%) e l'immobile (API) di ARCO con CIR.
Ma le ciambelle non riescono sempre tutte con il buco.
La privatizzazione procede spedita, con la gara che si è aperta con pubblicazione dei documenti, ma la cosa che fa più male è che la cittadinanza venga trattata da stupida dall'amministrazione e dal partito di maggioranza poco più che relativa. Nel consiglio comunale di mercoledì non è stato fatto alcun cenno su questo importante fatto cittadino, che, insieme al piano di ristrutturazione e riorganizzazione societaria, potrebbe portare ulteriori oneri ai cittadini.
Con la pubblicazione di tutte le carte necessarie, per la vendita di un valore complessivo a base d'asta di 1 milione e 826 mila euro, si viene a scoprire che nel 2012 AMA (con firma del procuratore) e CIR sottoscrissero dei patti parasociali dove CIR manifestava volontà d'arrivare al 70% delle quote attraverso un aumento di capitale sociale con l'assenso dei soci pubblici.
Peccato che Pieve Emanuele non ci stesse (il che ci lascia il dubbio relativamente al fatto che ne fosse al corrente), e, alla richiesta della modifica dello Statuto per far diventare ARCO una società non più a prevalente capitale pubblico, votava contro.

Adesso, con un bando, si va a fare quanto già scritto, sperando di raccogliere un paio di milioni per l'annaspante AMA e per la liquidanda API. Ma non tutto è già scritto.
Nel passato il bando API per il solo centro cottura di via Buozzi andò deserto, con una base d'asta di due milioni di euro. Il perito che ha valutato a maggio di quest'anno l'immobile, lo ha quotato quasi 1,7 milioni di euro, un prezzo ancora troppo alto rispetto al mercato, ma, con l'incanto che si concluderà il prossimo 27 luglio 2015 (alla soglia delle vacanze!) all'immobile è associato il 21% delle quote di AMA.
Paolo Festa
Nel frattempo, il sindaco di Pieve Emanuele, Paolo Festa, con una lettera ad ARCO intende dismettere le sue quote "recedendo dalla società con effetto immediato", e chiedendo la corresponsione del valore relativo, secondo lui mai comunicato ai soci ai sensi dell'art. 36.2 dello Statuto di ARCO. "Il Consiglio di Amministrazione di Codesta Società, pur a conoscenza di quanto sopra, non ha provveduto alla comunicazione di cui all'art. 36.2 dello Statuto Sociale, adempimento cui sarà tenuto a dare ora immediata esecuzione". ARCO, però, si oppone al recesso e ne ha dato notizia a Pieve.
Risulta però strana questa posizione: perché Pieve non mette a gara il 10%?
Se il recesso fosse passato immediatamente, CIR avrebbe ricevuto le quote per andare subito in maggioranza, senza la necessità di investire quasi due milioni. Questo, duqnue, potrebbe lasciar presupporre per CIR una posizione attendista, mandando ancora una volta deserta la gara ma aspettando che la querelle tra Pieve ed ARCO si sciolga. Poi riceverà le quote, passando in maggioranza, "gratis".
D'altronde, la vendita non potrà che essere fatta a CIR, visto che essa già detiene il 49% delle quote, e che difficilmente un altro soggetto del settore possa aver voglia di entrare.
Nel frattempo, l'attivo di ARCO passa ancora per i debiti: AMA resta debitrice di 1,4 milioni e Pieve di 300mila euro (bilancio 2014). Per AMA/API (o meglio, il Comune di Rozzano) la vendita delle quote e del capannone permetterebbe di sanare i debiti. Si privatizza senza alcun vantaggio.
Il bando che permette a CIR di ottenere la maggioranza non contiene nemmeno prescrizioni per il livello di servizio e per l'occupazione. Alla faccia dell'interesse pubblico.
Vista la situazione, sarebbe giusto che l'incanto, invece che con il metodo di cui all'art 73(c) del regio decreto del 1929 (!) delle offerte segrete, si svolgesse secondo il metodo della "candela vergine" (art. 73(a), nel quale l'intervallo di tempo tra l'offerta e l'aggiudicazione è regolato sulla durata intercedente tra l'accensione e lo spegnimento del moccolo: quello che reggono i cittadini di Rozzano!
RF

3 commenti:

  1. Sto raccogliendo dati importanti, comunque tutta la vicenda finirà' in procura,
    e non solo. Moro & C. Compreso il compagno presidente di Arco, dovranno presentare tutti i Documenti nel prossimo B.P di Rozzano.
    Festa ci deve relazionare in Consiglio. Api dovrà dire molte cose, il super Procuratore ormai ha inguaiato il CDA di Ama , ed il Moro ormai e' nel guano
    Più' profondo. Pieve formalizzerà ' lEsposto ed a Rozzano.?
    Madia

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    1. Tanto di cappello a lei e a chi come lei si batte per il rispetto della legalità, ma se poi il tutto si va ad aggiungere a tutte le denunce verso i soliti noti in attesa di finire in prescrizione (vedi vicenda Penati) il senso di frustrazione ed impotenza diventa inevitabile.
      Con stima e rispetto
      Giorgio B.

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  2. La refezione scolastica fa divorziare Pieve e Rozzano. E Arco, azienda partecipata con 110 dipendenti, è a rischio perché i soci non pagano le loro quote. La partecipata dei Comuni di Rozzano (31% attraverso la controllata Ama), Pieve Emanuele (10%) e Lacchiarella (10%), che vede in mano alla Cir il restante 49% delle azioni, ha subìto un forte scossone. Ama infatti sta cedendo il 21% delle azioni possedute a un soggetto privato, che potrebbe essere sempre la Cir ma non è un fatto scontato e bisognerà attendere il bando di gara e vedere chi parteciperà. Una decisione giustificata dalla volontà del Comune di Rozzano di mantenere le stesse quote degli altri due Comuni presenti in società: il 10%.

    In tutto questo il Comune di Pieve Emanuele ha annunciato di abbandonare la partecipata, chiedendo la "liquidazione" delle azioni, e si sta muovendo per realizzare un bando di gara per assegnare il servizio mensa localmente assieme al Comune di Locate. Una decisione che sta provocando seri problemi ad Arco, come spiega Pietro Forello, presidente del consiglio di amministrazione: "Questa azienda è all’avanguardia, lo scorso anno abbiamo investito 200mila euro per adeguamenti della sicurezza e messa a norma del sistema antincendio. Abbiamo chiuso il bilancio in attivo di 331mila euro e garantiamo il servizio sempre a tutti, anche ai Comuni che non pagano regolarmente. Infatti vantiamo crediti per circa due milioni di euro: 1,5 dal Comune di Rozzano (Ama) e circa 500mila dal Comune di Pieve Emanuele. Ora la scelta del Comune di Pieve di andare via ci pare anomala. Per noi non ci sono le condizioni legali per cui lascino Arco. Ci hanno anche chiesto una proroga perché non riusciranno a fare partire il servizio mensa per settembre con il nuovo gestore".

    articolo del giorno...masini lei come al solito scrive solo in parte le cose come stanno e poi si erige a paladino della giustizia e correttezza....ci faccia il piacere.....

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