sabato 7 marzo 2015

ROZZANO-EUROPA. TTIP in via Mimose con Somoza. Dietro la sigla.

A sinistra Franco Spiccia, e alla sua sinistra Alfredo Somoza
Giovedì sera, nella sezione SEL di via Mimose, si è tenuto un incontro molto partecipato con Alfredo Somoza, popolare redattore di Radio Popolare, che ha spiegato lo stato dell'arte delle trattative sul cosiddetto TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il trattato internazionale tra USA ed Europa che potrebbe mettere fine alla democrazia, così come la intendiamo oggi.
"Si tratta di timori ben più che fondati" dice Somoza durante l'incontro promosso da Sel, e introdotto dal segretario cittadino Franco Spiccia. Un approfondimento ricco di esemplificazioni tese a tradurre nella vita quotidiana gli effetti che un accordo come quello introdurrebbe se sottoscritto come pubblicato nel Mandato Negoziale che la Commissione Europea ha ricevuto.
"Il principio che li viene affermato è che l'economia peserà più della democrazia" sostiene Alfredo. L'apparato ideologico liberista, totalmente liberista che esso sottintende non è negoziabile, ed un voto popolare, massima espressione della democrazia, non potrebbe più modificarlo.

"La vittoria dei BRIC, Brasile Russia India e Cina, in precedenti round relativi alle trattative per l'estensione di analoghi accordi tra Nord e Sud del mondo sono stati bloccati grazie alla cooptazione sul tema dei paesi africani, per cui  l'estensione del WTO, l'accordo internazionale su commercio, non ha prodotto ulteriori devastazioni rispetto a quanto già introdotto", spiega Somoza. "Ecco perché gli USA hanno introdotto il TTIP solo con l'UE, dopo aver messo alla prova il tema con il Canada".
Una delle questioni che pone il trattato:
la proprietà intellettuale e i brevetti
C'è però una evidente problematica che è stata introdotta con questo nuovo trattato al vaglio della Commissione. Si tratta dell'asimmetria delle trattative tra uno Stato (USA) e un'accozzaglia di Paesi (UE) che, oltre alla moneta, non riesce a condividere alcunché. E questo produce molte distorsioni.
Alcuni esempi dei possibili problemi, sono evidenti nell'accordo tra Stati Uniti e Messico. Dal '94 ad oggi, i produttori di mais statunitensi, un'industria pesantemente sovvenzionata dal Governo centrale e "dopati" dagli OGM, hanno invaso il Messico con eccedenze a bassissimo prezzo, eliminando questa coltura che era prevalente in quel Paese. E' stata la morte delle aziende messicane. Si è avuto la "capannizzazione" del confine con gli States, che ha trasformato quella zona in una fabbrica con manodopera a bassissimo costo, che permette l'esportazione delle merci americane lì prodotte ma che, con un muro alto tre metri, blocca la migrazione delle persone.
Nella logica delle opportunità offerte dalla globalizzazione, le campagne messicane si sono trasformate in colture adatte per la droga ed il narcotraffico, collegato alla criminalità internazionale di altissimo livello. Unica prospettiva di lavoro per milioni di giovani. Ecco QUI una storia ed un aggiornamento in merito.
Tra UE ed USA ci sarebbero certamente meno asimmetrie. Si tratta delle due aree al mondo con una distribuzione di reddito, industria ed agricoltura sostanzialmente sviluppate alla pari, e con dazi prevalentemente bassi (circa il 3%).
La vera asimmetria (e qui sta il problema) è sulle regole, sulle normative.
I consumatori europei sono molto più tutelati, e sono quindi più a rischio le nostre conquiste.
Nel trattato in discussione la chiave che tenderebbe a smontare il sistema delle tutele è l'accettazione reciproca delle regole di ogni attore.
Siccome "il mercato si autoregolamenta", lo Stato fa solo da arbitro sui macrotemi, e le aziende competono in un terreno di deregolamentazione.
La sezione gremita di Sel in via Mimose
In Europa vige il principio della cosiddetta massima precauzione. Prima si dimostra che un prodotto/servizio non sia nocivo, poi lo si può introdurre sul mercato. Negli USA è il contrario. Qualunque nuovo prodotto può entrare nel mercato, e poi, a seguito, magari, della scoperta di un problema i consumatori possono intervenire con le popolari (ahinoi) Class Action, alla ricerca di risarcimenti postumi. Recentemente, una vittoria dei movimenti, è stata, come ricorderanno tutti la mega multa alle aziende del tabacco.
Nel settore agroalimentare, tanto caro all'Italia, si potrebbero subire i maggiori danni, per le aziende a causa della mancanza di tutela, e dei consumatori, per l'incremento dei rischi.
Negli USA; ad esempio, i polli son lavati con il cloro prima di essere immessi nel mercato, per eliminare i rischi (!) degli eventuali mancati controlli per regole più lasche a monte. La tracciabilità della filiera (tanto cara ai successi dell'Italia anche nel mondo con i DOC, DOP, IGT, etc) , in questo sistema, verrebbe vissuta come un meccanismo distorsivo della concorrenza, e quindi eliminata.
Ad esempio, per l'Italia, la reciprocità ha già generato problemi con meccanismi legati alla registrazione di marchi come "prosciutto di Parma" (esistente in Canada), che, se non fosse intervenuto un apposito atto bilaterale, avrebbe impedito l'ingresso e la riconoscibilità dei nostri prodotti nei Paesi oltre oceano.
La capacità di discrimine dell'origine è un fattore fondamentale per l'Italia e le sue aziende. Ma qui abbiamo latitato. Se passasse un accordo come quello descritto nella base in discussione, il danno all'export sarebbe incredibile. La stima indica un incremento delle vendite del 10% negli US, ma un decremento del 40% nel mercato europeo, dove i nostri concittadini continentali non sono in grado di distinguere tra un "prosciutto di Parma" (senza DOP)  e un "parma ham" americano o svedese.
In altri Paesi europei, anche più lungimiranti di noi, il problema è il sistema di gestione delle controversie, affidato a tribunali "privati", dove gli Stati e i produttori si troverebbero ad avere lo stesso peso!
Ecco la morte della democrazia. 60 milioni di italiani peserebbero come i soci di Starbucks...
Un esempio interessante è il settore energetico in Germania. La scelta dello Stato è stata affrancarsi dal nucleare, ma, le aziende americane hanno già intentato causa (per 4 miliardi di euro) contro lo Stato per una inaccettabile barriera alla concorrenza.
Quando si accetta di eliminare un tribunale pubblico, lo Stato perde la sovranità, e i cittadini sono più deboli.
In Italia, il passato referendum sull'acqua produce gli stessi effetti. La scelta in quel sistema del TTIP viene vissuta come una penalizzazione per l'operatore privato, ce potrebbe chiedere risarcimenti per la violazione del mandato.
Stessa questione sugli OGM!
"Vincitori e perdenti sono trasversali" avverte Alfredo Somoza. "Il mandato è chiaro".
In tutta questa perdita complessiva per la UE, ci sono dei possibili vincitori, o Paesi che terrebbero botta...
Si tratta dell'Inghilterra e dell'Olanda, per la loro leadership nei mercati finanziari, o la Germania, per la forza della sua industria meccanica.
"I veri perdenti sarebbero i Paesi che si affidano ad un sistema agroalimentare peculiare e marcato e dotate di un sistema aziendale fragile e costituito da piccole aziende. In una parola, quelli come l'Italia".
Le PMI soffrirebbero, in quel mercato così regolato, contro i giganti USA. I sindacati già intravvedono le problematiche legate all'applicazione di regole (non regole) di tutela del lavoro che fanno della flessibilità totale, del precariato e della distinzione di genere una bandiera.
Ma anche negli USA, per fortuna, ci sono resistenze. "Obama ha puntato molto sulla produzione made in US, e questo accordo mette a repentaglio una crescita della ricchezza interna, che punta ad una riduzione delle disuguaglianze, in un Paese dove 50 milioni di persone sono sotto la soglia della povertà e, spesso, vivono per strada" continua Somoza. "Anche il loro settore agricolo teme il TTIP, che non produrrebbe gli stessi vantaggi che si sono determinati nei confronti del Messico. Se entrasse in vigore in questo modo, le pesanti sovvenzioni dovrebbero essere interrotte".
E l'Italia?
"Tranquillo Barak, nessun problema"
Beh, Renzi sembra aver preso sottogamba il tutto, dichiarando che deve esser firmato senza indugi (e senza trattative)! Pazzesco.
Comunque, partito come un progetto Obama, oggi, l'anatra zoppa, senza il parlamento dalla sua, non potrà procedere speditamente.
Anche nel parlamento UE si cominciano ad intravvedere delle spaccature, soprattutto nell'area del PSE. Comincia a crollare il governo delle larghe intese continentale.
"Tanto per capirci, i paesi, come la Francia, hanno fatto mettere nero su bianco nel Mandato che, ad esempio, il settore dell'industria culturale (grande "industria" protetta della Francia) non dovesse entrare nella partita". Renzi, durante il semestre europeo, oltre a cercare di far firmare il trattato per un supposto prestigio della sua performance (che nessuno ricorderà) in Europa, se n'è ben guardato di porre sul tavolo la protezione delle tipicità italiane.
"La valutazione di questo trattato non è stata fatta analiticamente, ma solo per dati aggregati. L'unico studio prodotto dalla UE propone una crescita del PIL dello 0,5%, ma non si sa dove e per cosa. Negli Stati Uniti l'analisi è stata portata più in profondità, e nel loro bilancio preventivo hanno già iniziato ad ipotizzare quali settori e quali contributi dovrebbero essere introdotti". Insomma, esser Stato da una marcia in più.
L'Italia è solo ottimista (!), ma non è al tavolo a lavorare. Si twitta!
I cittadini UE, comunque, dopo la de-secretazione del trattato, ad una survey della Comunità hanno risposta con un 97% di contrari, che fanno ben sperare.
"Il tema dei "beni comuni" è qui dentro. I movimenti, le ACLI e le ARCI, alcuni partiti (Sel e M5S) e molti opinion leader hanno già scelto. Il rischio che si intravvede in tematiche cruciali quali la sanità ( e conosciamo il sistema americano, le sue differenze con quello UE), la scuola ed il sistema educativo, ... sembrano deporre ad una contrarietà, ad una sostanziale inutilità del TTIP".
Durante il dibattito, dove ci son state molte ammissioni di ignoranza in merito e un formale ringraziamento per la ricchezza e completezza dei contenuti proposti da Alfredo Somoza, è stato anche messo in luce che si hanno dei dubbi relativamente alla possibile forza di una eventuale adozione da parte della Commissione ed un rifiuto alla ratifica da parte di un Paese (la Grecia l'ha già annunciato).
L'ipotesi più "avanzata sul tavolo è l'introduzione "a rate" dello stesso, per valutarne gli impatti e decidere, eventualmente, per alcuni aggiustamenti.
RF

Ecco il link al Mandato Negoziale: LINK.
Seguite le problematiche sul gruppo FB: TTIP sotto la lente
Il blog di Somoza, attento alle evoluzioni: http://alfredosomoza.com/

2 commenti:

  1. Argomento di difficile comprensione spiegato molto bene. Il problema è serissimo perché tende a sostituire buone pratiche di controllo delle regole di coltivazione, produzione dei cibi e distribuzione degli stessi abbassando i controlli con possibili conseguenze di nuove malattie e cancri e altro. Senza contare che la concorrenza sleale non sarebbe punita. Se in Canada si distribuisce Prosciutto di Parma o Parmigiano Reggiano prodotto in Canada, ecco che l'4esportazione dei prodotti italiani va a farsi benedire! Ma pochi ne parlano e noi restiamo nella completa ignoranza. in Messico la coltivazione della droga ha causato uno stravolgimento dell'economia e migliaia di persone vengono ammazzate tutti gli anni nell'assoluta indifferenza del mondo. Non ci resta che sperare che gli altri paesi della UE siano più attenti alla tutela dei loro prodotti e che fra questi ci siano anche prodotti italiani. Deprimente!

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  2. Paolo De Castro su MARK UP:
    "Va ribadito che quando facciamo riferimento all’abbattimento delle barriere esistenti queste non riguardano gli alti standard qualitativi sui prodotti agroalimentari che l’Europa garantisce ai suoi cittadini e che non sono messi in discussione. Da questi numeri è quindi immediato comprendere che un buon svolgimento del negoziato può portare a un accordo positivo per l’agroalimentare europeo e, in particolare per quello italiano. E proprio il Parlamento europeo con i suoi standing rapporteur (relatori permanenti) avrà un ruolo importantissimo di controllo democratico sui processi decisionali che condurranno all’accordo finale sul quale lo stesso Europarlamento sarà chiamato a esprimersi con il voto in Aula. È evidente che, qualora i risultati ottenuti dai negoziatori dovessero rivelarsi non in linea con le richieste dei diversi settori economici coinvolti, non esiteremo a esercitare il diritto di veto che l’unica istituzione comunitaria eletta direttamente dai cittadini detiene. È però cruciale che i negoziati Ttip registrino un’accelerazione per scongiurare la possibilità di una più rapida conclusione dell’altro negoziato attualmente in corso per gli Usa – il Tpp (Trans-Pacific Partnership) – con tutti i rischi che potrebbero seguire una mancata considerazione delle normative di tutela europee. Un rischio che dobbiamo scongiurare lavorando con determinazione sull’opportunità che il Ttip può rappresentare per la nostra economia."
    Il settore agroalimentare sembra fiducioso nei riguardi del veto!

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