domenica 8 marzo 2015

DONNE. Statistiche a Rozzano e dintorni per la ricorrenza dell'International Working Women's Day

Trattando del tema lavoro, l'odierna ricorrenza ci sembrava l'occasione giusta per fare il punto numerico della situazione in città, a partire dall'anagrafe e terminando al lavoro.
A Rozzano le persone di sesso femminile rappresentano la maggioranza della popolazione: il 51,7% dei 40.607 abitanti del 2012, ultimo rilievo Istat.
18.177 famiglie, con una composizione media scesa nel tempo ed attestasi, in media, a 2 componenti, 0,47 unità in meno del 2003.
Delle 20.639 donne, 10.110 sono coniugate, 7552 nubili, ben 645 divorziate e 2332 vedove. Insomma una popolazione di circa 10.000 persone che, stante il livello occupazionale inferiore rispetto agli uomini e alle maggiori difficoltà legate al doversi occupare di un pezzo di famiglia a monte (i genitori) o a valle (i figli), rappresentano una questione della primaria importanza di cui occuparsi per il benessere della società e della comunità locale.
Le donne non italiane rappresentano il 53,8% della popolazione straniera, e sono quindi in proporzione maggiore rispetto alla media italiana. In numero assoluto circa 1980 persone, per le quali, spesso, i problemi si amplificano rispetto ai classici problemi di genere esistenti per gli italiani.
Tra le comunità più numerose, le donne toccano picchi di rappresentanza di genere dell'84% per gli Ucraini, e minimi del 42,8% per gli egiziani, manifestando e palesando la vulgata per la quale dai Paesi dell'ex URSS provengono le cosiddette "badanti", mentre dall'Egitto e dai Paesi africani proviene forza lavoro maschile.
A livello di Contineti, invece, la palma d'oro della rappresentanza di genere è nelle mani dell'America, con il 59,8% di donne, e la Cenerentola è l'Africa con il 43,8%, con la significativa eccezione della Nigeria, dove - con soli 10 rappresentanti - porta a casa (!) un bel 90%!

I dati disponibili, a proposito della maggiore fragilità legata ai temi di genere, dicono che l'avviamento al lavoro per le donne è a percentuali minori del sesso maschile (47% contro 53%). D'altronde in Lombardia il lavoro femminile atipico non a tempo indeterminato costituisce il 28% del totale dell'occupazione femminile, con un tasso che è all'incirca il doppio di quello maschile. Nella sola provincia di Milano (in attesa dei dati della nuova Città Metropolitana) gli avviamenti al lavoro delle donne di cui sopra sono per il 69% contratti a tempo determinato.
Insomma, sul fronte del lavoro c'è molto da fare.
Chiudiamo ricordando che l'IWWD è rappresentato in Italia dalla mimosa perché Teresa Mattei (1921-2013), partigiana e membro dell'assemblea costituente, su richiesta di Luigi Longo che voleva replicare la ricorrenza già in essere in Francia, la scelse, evitando quello che era il simbolo francese (la violetta) per l'indisponibilità nella quantità necessaria!
Scelse la mimosa perché ne erano pieni i campi, disse, e perché ben rifletteva la fragilità e la dolcezza femminile.
RF

1 commento:

  1. Il panorama potrebbe essere completato dai dati di scolarità delle donne in confronto con quello degli uomini. Con parità di studi rispetto agli uomini, alle donne vengono affidati ruoli inferiori da sempre e comunque paghe inferiori. Ma noi donne siamo coriacee e ci difendiamo bene, ma quanto ci costa!

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