sabato 14 febbraio 2015

SALUTE. Airc: Quando le donazioni servono. Scoperto all'Humanitas il gene che "spegne" il cancro

A Rozzano non passa expo, ma la salute non si fa solo con la prevenzione (e quella alimentare è importantissima), ma anche con la cura, e qui in città con il coordinamento del dottor Alberto Mantovani ed il finanziamento derivato dal 5x1000 dell'Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro (Airc) si è completato lo studio sulla molecola Ptx3, un "nuovo e unico" meccanismo in grado di "spegnere" il cancro
Scoperto dai ricercatori dell'Istituto Humanitas, questa ricerca è stata appena pubblicata sulla rivista scientifica Cell.
Già vent'anni fa lo scienziato, direttore sciientifico dell'istituto rozzanese, era stato ribattezzato il "padre scientifico" della molecola, della quale all'Humanitas hanno scoperto la capacità di fermare il tumore, comportandosi come un oncosoppressore, tenendo sotto controllo la risposta infiammatoria e senza agire sulla cellula tumorale, come invece fanno tutti gli altri oncosoppressori conosciuti fino ad oggi. 

Per spiegare il concetto, lo stesso Mantovani ha paragonato la cellula tumorale a "un'automobile con l'acceleratore sempre schiacciato (sono sempre attivi gli oncogeni, i geni che la fanno riprodurre) e i freni (gli oncosoppressori) che non funzionano". 
"Le nostre ricerche - ha detto il medico - hanno evidenziato che in alcuni tumori (colon, pelle e un tipo di sarcomi), Ptx3 viene come "spenta" precocemente nel colon allo stadio di tumore benigno (adenoma). Questo spegnimento toglie i freni a una cascata di mediatori dell'infiammazione detta "complemento".
La molecola Ptx3 era già indirizzata verso i test clinici: "Anche grazie al sostegno di Airc - spiega l'immunologo - la stiamo testando come potenziale farmaco per impedire le infezioni da Aspergillus nei pazienti con tumore e difese immunitarie compromesse. Oggi, questa nuova scoperta fornisce un ulteriore motivo per attivare una sperimentazione clinica di Ptx3 contro i tumori". I tempi? "Noi contiamo di andare in clinica entro fine anno, al massimo all'inizio del 2016", annuncia Mantovani all'Adnkronos Salute.
"L'innovazione, il fare ricerca che credo si possa definire di frontiera, paga - riflette lo scienziato - . Ci vuole tanto tempo, percorsi lunghi. Pensiamo per esempio alle terapie che risvegliano il sistema immunitario: hanno alle spalle un viaggio lungo vent'anni e ora sono approvate per uso clinico. Ma bisogna avere il coraggio di puntare sulla ricerca innovativa, che è l'unica che dà frutti innovativi".
E andando indietro nel tempo, alla scintilla che ha dato origine all'avventura di Ptx3, si scopre che tutto è partito da una squadra di cervelli italiani oggi al top. Mantovani racconta: "C'era una collaborazione fra due gruppi di ricercatori, il mio e di Elisabetta Dejana, con Martino Introna e Ferruccio Breviario. Allora si andava a caccia di geni. Abbiamo avuto il coraggio di metterci a pesca e ci siamo concentrati su una famiglia di molecole che sono una delle parole chiave dell'immunologia, le interleuchine. Io ero a metà della mia carriera scientifica".
Bene ha fatto Mantovani a citare i ricercatori del gruppo, che, a ben guardare, sono i veri autori della scoperta, della quale l'immunologo, per motivi di fama e coordinamento, diventa portavoce.
Per chi desidera approfondire ed ha nozioni di biologia molecolare ecco un link ad uno delle ultime pubblicazioni che già mostravano il risultato oggi promosso:
Blood Journal, Jan. 1st, 2006 "The pattern recognition receptor PTX3 is recruited at the synapse between dying and dendritic cells, and edits the cross-presentation of self, viral, and tumor antigens" 
Con questa scoperta si è giunti a una nuova tappa: una speranza per tanti malati.
RF

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti non possono contenere oscenità o parolacce. Se poi sono firmati e' meglio. Saranno soggetti a moderazione del blogger.
Grazie.