domenica 4 gennaio 2015

AZIENDE. AMA recupera i certificati verdi originali ma nulla per i nuovi impianti

Ama ha impugnato la sentenza del Tar e relativa comunicazione del Gse che bloccarono i certificati verdi (emissione) relativi all'impianto delle centrali di piazza Alboreto, e ha trovato parziale vittoria, ritrovando, per lo meno, a bilancio quegli importi già segnati per il 2010, che, in un periodo di vacche magre come questo, non possono che far bene.
Come raccontammo all'inizio di dicembre, la sentenza del Tar del Lazio n. 7538 del settembre 2012 privò AMA dei certificati verdi (394mila euro nel 2011), una delle importanti entrate che qualificavano la supposta "rinnovabilità" dell'impianto. AMA si oppose alla revoca del riconoscimento di impianto IAFR (Impianto Alimentato da Fonti Rinnovabili) del 13 sett. 2011 invano.
Ecco allora che, nel febbraio 2014, per 11mila euro, fu dato l'incarico al prof. Macchi Ennio, del politecnico milanese, per cercare di recuperare i soldi dei CV persi con la suddetta sentenza con effetto retroattivo, un incarico alla ricerca di un difficile risultato.
Con pubblicazione lo scorso 23 dicembre, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello presentato dall’A.M.A. contro la G.S.E. e recupera così, parzialmente, i soldi che comparvero nei bilanci del passato ma non quelli (probabilmente) appostati successivamente per l'ampliamento della centrale.

La richiesta di appello era per l’annullamento della sentenza del Tar Lazio che revocava il riconoscimento della qualifica di impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento, con conseguente perdita degli incentivi (c.d. certificati verdi) a far data dall’entrata in funzione del secondo motore endotermico di cogenerazione, nonché al provvedimento del medesimo G.S.E. S.p.A. del 22 settembre 2011, recante diniego del riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e termica relativa all’anno 2010, con compensazione delle spese del giudizio di primo grado.
Un tema relativamente complesso, che partiva dal presupposto che gli incentivi potevano esser concessi solo all'impianto delimitato dall'edificio originale, e che non potevano essere inseriti altri generatori. Questi modificavano la "struttura" e gli faceva perdere la qualifica iniziale, a seguito dell'aggiunta di un secondo generatore.
Secondo i giudici, invece, “risulta fondato e assorbente il primo motivo del ricorso in primo grado, riproposto con l'appello, relativo alla autonomia funzionale del secondo motore endotermico e relative caldaie, e quindi dell'erroneità del presupposto in base al quale è stata disposta la revoca della qualifica d'impianto I.A.F.R. anche per il primo e originario motore endotermico, ossia per l'originaria sezione d'impianto, essendo ovviamente irrilevante l'argomento addotto dal giudice amministrativo capitolino in ordine alla "unicità" dell'involucro edilizio”. Inoltre, “la acclarata autonomia del secondo motore endotermico e delle relative caldaie rispetto all'impianto nella sua configurazione originaria, costituita dall'originario motore endotermico e relative caldaie, e la possibilità di distinguere la quota di energia e calore prodotta da quest'ultimo da quella prodotta dal primo, con riferimento, quanto alle utenze, alle sole connesse entro il termine di collaudo dell'originario motore endotermico, escludono che possa giustificarsi la revoca del riconoscimento della qualifica I.A.F.R. anche per l'impianto originario, ferma restando ovviamente l'impossibilità di conseguire alcun riconoscimento di qualifica e di quote energetico-termiche prodotte dal secondo motore”.
Il Consiglio di Stato ha quindi accolto l’appello, annullando la sentenza del Tar e condannando il Gestore dei Servizi Energetici - G.S.E. S.p.A., “al pagamento in favore del verificatore nominato prof. Carlo Masoero, delle spese di verificazione, comprensive del compenso, liquidate in complessivi € 8.500,00 (ottomilacinquecento/00), oltre I.V.A. e ogni altro accessorio di legge, dedotte le eventuali somme corrisposte in via di anticipazione da A.M.A. - Azienda Multiservizi Ambientali di Rozzano S.p.A., da rifondere a quest'ultima”.
Insomma: il "motore" originale continuerà a prendere i certificati verdi (anche quelli bloccati nel passato), ma non prenderà nulla per la nuova sezione (quella che provocò i disagi agli abitanti di via Nilde Iotti, per l'allaccio del quartiere Aler).
Un errore che si riverbera in un business plan che li aveva considerati...
Questa la giurisprudenza.
Nella sostanza resta sul tavolo il tema del riconoscimento di contributi incentivanti legati alla sostenibilità riconosciuti ad impianti che di sostenibile non hanno nulla, come il nostro teleriscaldamento, alimentato da gas metano, fonte fossile esauribile.
I CV-TLR (certificati verdi abbinati agli impianti di cogenerazione del teleriscaldamento), valgono circa 85 euro al MWh, e rendono più "sostenibile" l'impianto, in quanto quota parte dell'energia ricavata dal gas, oltre che per scaldare l'acqua, viene utilizzata per la produzione di energia elettrica. Ma è un recupero energetico, un uso secondario che altrimenti avrebbe prodotto solo "scarti", non una produzione sostenibile tout court.
Ma in un mondo "normale", perchè si dovrebbe incentivare il TLR?
In prima battuta, avrebbe dovuto favorire l’uso delle fonti rinnovabili vere (Biomasse, Geotermia,...) e l’uso di Fonti di energia efficienti (cogenerazione, recupero calore industriale,...). A Rozzano questo non è avvenuto, se non per il recupero energetico da cogenerazione.
Il teleriscaldamento, ben gestito, dovrebbe migliorare la situazione ambientale in ambito urbano (Centrale complessivamente più efficiente, con un camino alto al posto di tanti piccoli camini a bassa quota), ma a Rozzano non si è mai verificata la situazione ex post.
Inoltre, il teleriscaldamento, per l'effetto di centralizzazione degli acquisti, avrebbe dovuto garantire un risparmio continuo per tutti gli anni a venire. E qui è meglio che stendiamo un velo pietoso.
Un aspetto interessante, ma totalmente ignorato a Rozzano, sarebbe stata l'agevolazione della pianificazione energetica del territorio, un grande valore aggiunto per programmare gli investimenti pubblici e privati.
In ultimo può assicurare maggiore sicurezza nell’approvvigionamento dei combustibili (Dual fuel, uso di risorse endogene, ecc.). A Rozzano, questa sicurezza è una: Miogas.
Mah, molti gli argomenti su cui i cittadini e i partecipanti alla vita pubblica dovrebbero riflettere.
RF

1 commento:

  1. Buona sera , volevo solo precisare che i disagi ai condomini di corso Nilde Iotti, dovuti al rumore della centrale, persistono . L'amministrazione comunale si potrà nascondere dietro ai valori dell' Arpa ma lo schifo che ha creato e' sotto l'occhio di tutti .

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