venerdì 19 dicembre 2014

ACQUA. Latte dal rubinetto? No, acqua "sanificata". Sicura? A chi spettano i controlli?

L'acqua dal rubinetto dopo ore dalla sanificazione
Questo è uno di quei temi che raramente si devono trattare (per fortuna) ma che, proprio per questo, non si sa come trattare.
In questi giorni sono state segnalate erogazioni dell'acqua potabile nel condominio Aler di Rozzano sicuramente sospette, con naturale preoccupazione per la salute e la generale salubrità dell'acqua.
Al posto della solita acqua fresca, inodore e trasparente, usciva acqua lattiginosa e maleodorante, come di muffa. Di cosa si è trattato?
A seguito della segnalazione di una concittadina, abbiamo esplorato il mondo sotterraneo del "vettoriamento" dell'acqua potabile e abbiamo scoperto un problema, a nostro avviso, gravissimo: i trattamenti cosiddetti di sanificazione, svolti con massicce iniezioni di composti clorati, vengono fatti senza nessun avviso alla popolazione!

Ad esempio, i bambini devono stare attenti al cloro, che si è scoperto essere tra le cause dell'insorgenza di problemi di respirazione come l'asma allergica.
Cloro e derivati (cloramine) porterebbero a una maggiore permeabilità dei bronchi, e quindi a difficoltà nelle vie respiratorie. Ne sanno qualcosa gli atleti che praticano nuoto a livello agonistico, e che sono più soggetti delle persone normali a infiammazioni delle vie aeree.
Questo comporta un elevato rischio, soprattutto per quelle persone iper sensibili al Cloro, un elemento ad alta tossicità, contenuto in varichine e candeggine.
Sia che il cloro venga immesso direttamente nella rete idrica, sia in un serbatoio, dovrebbe essere assicurato prima dell'utilizzo un “tempo di contatto” fra acqua e cloro di almeno 30 minuti, affinché il cloro possa svolgere la sua azione battericida, ossidando qualsiasi forma vivente esistente nell’acqua.
Il Cloro così “si consuma” ed il residuo attivo in uscita dal serbatoio, o comunque misurato all'utenza, dovrà rientrare in un campo di determinati valori.
L'acqua esce dal rubinetto di casa dopo aver attraversato le condotte cittadine, di proprietà e responsabilità del gestore del servizio idrico, e poi in quelle del condominio.
Si tratta dunque di due soggetti ben distinti con differenti responsabilità.
In prima battuta, il controllo spetta al gestore del servizio idrico. A Rozzano è Amiacque (numero verde per le segnalazioni 800.175571, e non quello indicato sul sito del Comune di Rozzano Tel . 02.89.52.01 o dello sportello di via Alberelle 1 Tel 02.57.50.52.83), società del gruppo CAP Holding, poi, dopo la verifica a monte, nel caso di Aler, ad Aler stessa gestore delle condotte di condominio dal contatore ed a valle. 
Con una nota inviata a Confedilizia, il ministero della Salute ha fornito alcune precisazioni in merito all’applicazione del D.lgs. 2 febbraio 2001, n. 31 recante "Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano", la norma di riferimento per queste questioni.
Confedilizia aveva richiesto chiarimenti al ministero, in seguito alla diffusione, da parte di alcuni amministratori condominiali, di erronee interpretazioni del decreto legislativo in questione.
In un comunicato stampa, Confedilizia ha fatto sapere che, secondo quanto chiarito dal Ministero, i proprietari di abitazioni (o, nei condomini, gli amministratori condominiali) non hanno alcun obbligo di effettuare controlli sulla salubrità dell'acqua al rubinetto. Il controllo in questione deve essere effettuato solo per gli edifici e le strutture in cui l'acqua viene fornita al pubblico: in questo caso, il gestore del servizio idrico è responsabile della qualità dell'acqua fino al punto di consegna (il contatore) e, per la salubrità dell'acqua al rubinetto, subentrano allo stesso nella responsabilità il titolare e il responsabile della gestione dell'edificio.
Il Ministero ha inoltre precisato che, qualora si verificassero situazioni critiche relative agli impianti o inconvenienti igienici nella distribuzione d'acqua, gli interessati possono rivolgersi alle aziende ASL per far effettuare i dovuti controlli analitici.
Dunque occorre chiamare Amiacque.
L'abbiamo fatto nel caso segnalato e siamo venuti a conoscenza della deficienza del servizio, che, nel caso degli interventi di sanificazione (necessari e dovuti) non vengono adottate le opportune precauzioni a tutela della popolazione, cosa che, invece, avviene in altre parti del Paese.
Le regole per tali interventi sono descritte nel D.Lgs 31/2002. Il decreto, poi parla di controlli, interni ed esterni, sugli impianti ed indica le modalità di effettuazione di tali verifiche periodiche.
l'etichetta dei controlli standard Amiacque
Quanto agli edifici privati, all’art. 5, più specificamente nel secondo periodo del secondo comma, è stabilito che: “per gli edifici e le strutture in cui l'acqua è fornita al pubblico, il titolare ed il responsabile della gestione dell'edificio o della struttura devono assicurare che i valori di parametro fissati nell'allegato I, rispettati nel punto di consegna, siano mantenuti nel punto in cui l'acqua fuoriesce dal rubinetto”.
Il mancato rispetto di questa norma comporta l’irrogazione di sanzioni pecuniarie (art. 19 d.lgs n. 31/02).
La norma UNI EN 805:2002 "Approvvigionamento di acqua - Requisiti per sistemi e componenti" prevede l'ipoclorito di sodio (NaClO) tra i prodotti chimici per la disinfezione dei sistemi di distribuzione dell'acqua con una concentrazione max di 50 mg/litro (50 p.p.m.).
Probabilmente tale valore massimo è accettabile solo per la disinfezione iniziale delle tubature, non per la distribuzione dell'acqua.
Le soluzioni commerciali di ipoclorito di sodio usate per la clorazione hanno una percentuale tra il 12 e il 14% in volume, pari a circa il 10% in peso di cloro attivo (la candeggina ne contiene il 5%).
Per ottenere un determinato valore al punto di controllo (es. 0,3 ppm), considerando che le soluzioni di ipoclorito perdono spontaneamente il titolo in cloro attivo, devono essere adottati al punto di immissione dosaggi superiori (es. 0,5 ppm). In questo caso, tenendo conto della diluizione commerciale (10%) occorrerebbe dosare l'additivo a 5 ppm (5 mg/l).
Il Decreto Legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, allegato 1, parte c (parametri indicatori), indica un valore minimo consigliato 0,2 mg/l di disinfettante residuo, se impiegato. 
Detto valore dovrebbe essere inteso al punto di messa a disposizione dell'acqua all'utente.
L'ipoclorito impiegato deve essere conforme alle norme UNI EN 901:2002.
Vediamo ora l'estratto delle Linee-guida del 4 aprile 2000 per la prevenzione e il controllo della legionellosi, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 103 del 05 maggio 2000.
"Clorazione shock iniziale (episodica): deve essere effettuata su acqua a temperatura inferiore a 30°, con una singola immissione di cloro in acqua fino ad ottenere concentrazioni di cloro residuo libero di 20-50 mg/L in tutto l'impianto, ivi compresi i punti distali.
Dopo un periodo di contatto di 2h con 20 mg/L di cloro oppure di 1h con 50 mg/L di cloro, l'acqua viene drenata e nuova acqua viene fatta scorrere nell'impianto fino a che il livello di cloro ritorna alla concentrazione di 0,5-1 mg/L".
A tali concentrazioni di cloro l'acqua può essere considerata potabile, anche se il decreto del Presidente della Repubblica n. 236/1988 (superato da successive normative) prevede un limite consigliato di 0,2 mg/L, vista la particolare situazione contingente.
Se l'acqua era "bianca" (al di la dell'effetto pressione che comporta la formazione di micro bolle comunque in certi impianti ed erogatori sempre presente), vuol dire che la concentrazione shock.... se la son bevuta i cittadini!
Per carità, nessun allarmismo, ma, per favore, miglioriamo le procedure di qualità verso una maggiore sicurezza per i cittadini con qualche cartello sui portoni...
RF

1 commento:

  1. Leggi complesse che finiscono per non essere applicate. Mi pare che il problema sia rimasto senza soluzione e che si potrebbe verificare ancora

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