martedì 4 novembre 2014

SOCIETA'. Rozzano perde contro Humana. I contenitori degli indumenti restano

E' passata inosservata la notizia relativa alla sconfitta al Tar del Comune di Rozzano contro Humana, la nota cooperativa che recupera gli indumenti smessi con i cassonetti stradali disposti un po' ovunque nelle città.
Con le ordinanze del Comune di Rozzano n.ri 6303, 6315, 6320, 6321, 6322 del 23 maggio 2008, mediante le quali l’amministrazione ha ordinato ai gestori di aree private aperte al pubblico la rimozione dei contenitori di “Humana” per la raccolta di abiti usati, l'allora sindaco D'Avolio pensava forse di ottenere il perseguimento di decoro urbano nelle aree prospicenti gli edifici de Il Gigante, in viale Lazio, dell'Aler e altri.
Con le ordinanze indicate, infatti, il Comune di Rozzano aveva ordinato ai gestori o proprietari delle aree private soggette ad uso pubblico di provvedere alla rimozione dei contenitori “Humana” li collocati e destinati alla raccolta di abiti usati. La motivazione era per tutti la medesima: i contenitori “Humana” sono “accessibili a tutti, con la conseguenza di essere esposti ad atti vandalici o a tentativi di effrazione, diventando pericolosi”, e che nei pressi di tali contenitori “si riscontra degrado urbano, in quanto il sito diviene ricettacolo di sporcizia e di abbandono incontrollato di rifiuti”. 
Ebbene, lo scorso luglio il tribunale amministrativo ha dato ragione ad Humana, che potrà riposizionare i contenitori.
La raccolta abiti usati, Italia ferma al 12 per cento dei potenziali rifiuti tessili. Delle 99.900 tonnellate di rifiuti tessili, "il 68% viene riutilizzato, il 25% riciclato e solo il 7% è avviato a smaltimento", rileva Humana People to People Italia Onlus. Ecco cosa può fare ciascuno di noi, magari evitando di rendere "poco decoroso" il cassonetto!
Abiti usati pronti per la distribuzione
Ma il Tar ha valutato gli atti del comune di Rozzano, che ha ritenuto realizzati con sciatteria, perché non contengono alcun riferimento ad attività istruttorie compiute, a sopralluoghi, a segnalazioni o verifiche di qualunque tipo, dalle quali si sia po
tuto evincere come il Comune sia giunto alle valutazioni poste a fondamento delle determinazioni assunte.
Del resto, l’amministrazione non si è neppure costituita in giudizio, sicché neanche in sede processuale ha prodotto elementi a sostegno delle valutazioni compiute.
Per il tribunale risulta dunque palese la "apoditticità delle ragioni poste a fondamento delle ordinanze impugnate", che si riferiscono sia ad ipotetici pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblici, correlati ad atti vandalici e a tentativi di effrazione di cui non è stata data traccia sul piano istruttorio, sia di un possibile pregiudizio per l’igiene e la salute pubblica, legato al fatto che i dintorni di tali contenitori sarebbero luogo di incontrollato deposito di rifiuti. Ma anche in questo caso si tratta di affermazioni non sostenute da verbali dell’autorità sanitaria o da sopralluoghi attestanti la situazione riferita.
"Le determinazioni gravate risultano del tutto carenti sul piano istruttorio e tale difetto si traduce in una palese insufficienza motivazionale, tanto che le diverse ordinanze recano la medesima, apodittica, motivazione, neppure contestualizzata rispetto ai diversi luoghi di ubicazione dei contenitori".
Il Tar poi bacchetta il Comune, sostenendo, a ragione, che "quand’anche le situazioni di fatto descritte nelle ordinanze fossero esistenti, non è dato comprendere perché gli interessi pubblici coinvolti nella fattispecie possano essere tutelati solo mediante la rimozione dei contenitori, pacificamente collocati su aree private, piuttosto che mediante misure di controllo o di pulizia periodica, comunque idonee a rimuovere le ipotizzate situazioni rischiose, ma in modo meno invasivo per gli interessi di cui la ricorrente è portatrice".
Sciatteria e poca volontà di fare il proprio lavoro di igiene pubblica.
I provvedimenti sono stati dunque annullati, e il Comune costretto al pagamento di mille e cinquecento euro di spese processuali.
Tanto paga pantalone!
I problemi del settore legati alla disonestà
Ma perché nel nostro paese un settore fondamentale per l’ambiente e l’economia va così male? 
Manca una regolamentazione adatta e questo comporta “rischi legati alla trasparenza dei soggetti che vi operano, e al contempo espone le amministrazioni pubbliche al pericolo di infrangere le disposizioni normative”.
La raccolta abiti usati in Italia è di circa 1,6 kg/persona annui, un dato nettamente inferiore alla media europea, soprattutto se si considera che il consumo di prodotti tessili si assesta sui 14 kg/persona. L’obiettivo dell’amministrazione pubblica “dovrebbe essere quello di incrementare la raccolta dei vestiti, e quindi ridurre la percentuale di frazione tessile che confluisce nel rifiuto urbano indifferenziato”, prosegue Humana. Un quadro normativo più chiaro e completo, che garantisca la corretta gestione degli abiti usati attraverso il controllo di tutta la filiera “potrebbe portare a un incremento della raccolta fino a 3-5 kg/persona, pari a 240.000 tonnellate – spiega la presidente di Humana, Karina Bolinciò avrebbe un impatto positivo sull’ambiente e garantirebbe alle amministrazioni pubbliche notevoli risparmi nello smaltimento dei rifiuti, creando al contempo nuove opportunità economiche”.
RF


1 commento:

  1. A Rozzano sono posizionati pochissimi cassonetti per la raccolta di abiti usati. Il nostro ex Sindaco voleva vedere una città splendente e quindi preferiva che i vestiti, anche in buone condizioni, venissero buttati in pattumiera

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