giovedì 16 ottobre 2014

COMMERCIO. Oltre al danno, la beffa. Malattia e... ingiunzione! Il Distretto del Commercio porta altri problemi

L'imprenditore malato vessato da Comune, Stato e privati... 
Con la delibera di Giunta del 9 ottobre scorso, il sindaco Agogliati e l'amministrazione ha deciso di costituirsi in giudizio contro un commerciante che aveva aderito al bando per il IV distretto del commercio, di cui il Comune era risultato vincitore. Uno dei pochi , a nostro giudizio, limpidamente beneficiario del contributo al 50% delle spese di rinnovamento del suo negozio, a Quinto dè Stampi!
Lo scorso maggio 2014 (e poi a giugno), si è visto addebitare con una specifica notifica di ingiunzione l'intero importo di una spesa parzialmente non più in essere a causa di una malattia che ha costretto il commerciante ad interrompere l'attività e chiudere l'esercizio e smontare, su richiesta della proprietà, le strutture non necessarie.
Oltre al danno, dunque, la beffa!
La storia del bando per il distretto del commercio (Io Dico Rozzano), è stata oggetto di nostre indagini nel passato per i modi poco limpidi con cui è stato gestito il denaro pubblico e privato in dotazione pubblica, e per l'elargizione "mirata" dello stesso.
In questo caso, una tragica vicenda privata ci riporta a quei tempi, e ci mostra la faccia abietta e insensibile della burocrazia, anche locale.
L'imprenditore, raggiunto dal provvedimento, ci racconta: "Nel 2011 con la mia attuale moglie, allora e tuttora disoccupata, abbiamo deciso di rischiare un'attività imprenditoriale nel comune di Rozzano, mettendo a punto l'idea di un negozio di abbigliamento a due passi dal fiordaliso". Un'idea azzardata, ma che nell'ottica di una qualche sinergia con il flusso dei visitatori del centro commerciale aveva una sua fondatezza.

"Durante le fasi di allestimento del negozio siamo venuti a conoscenza della possibilità di partecipare al bando del distretto commercio. Abbiamo quindi chiesto alla proprietà dei locali che avevamo in affitto la possibilità di apportare alcune migliorie. Accordate verbalmente tali opere a patto di rimuoverle (non tutte) alla scadenza del contratto di affitto, abbiamo presentato la nostra richiesta ed una certa somma, dopo due anni circa, a maggio del 2013, ci è stata accordata. I lavori naturalmente li avevamo iniziati, pagati e conclusi prima dell'inaugurazione del negozio, avvenuta a maggio 2011".

Interni fiordlaiso
Ma poi arriva il dramma, che spesso colpisce nei momenti meno appropriati.
"Ad ottobre 2012, dopo un improvviso ed inaspettato ricovero ospedaliero di mia moglie, riceviamo la diagnosi di Sclerosi Multipla. Crolla il mondo sulle nostre spalle! Mia moglie non è più ormai in grado di condurre l'attività e non posso permettermi di pagare altre persone per mantenerla aperta ed attiva. Chiedo quindi la sospensione dell'attività, causa la patologia di mia moglie, alla camera di commercio con la fine del 2012". 
A quel punto inizia la lotta, oltre a quella personale, con la burocrazia.
"Chiedo la sospensione delle posizioni INAIL ed INPS perché avrei voluto avere il tempo di comprendere la malattia, cause ed effetti, con la speranza di tornare in attività il prima possibile. Tuttavia la proprietà non accetta la sospensione, neppure temporanea, del canone di locazione, l'INPS neppure, la camera di commercio e l'INAIL mi lasciano come unica alternativa la chiusura; insomma decido di chiudere tutto ma il commercialista si dimentica della posizione INPS!".
Ed ecco come, per meri errori materiali (di qualcun altro!), spesso iniziano i calvari.
"A Maggio 2013, ci giunge il tanto agognato bonifico dal comune dei soldi spesi 2 anni prima. Non ci contavamo ormai più! Tuttavia, nel marasma, a dicembre 2012 abbiamo dovuto riconsegnare le chiavi del negozio e la proprietà, come anticipato, ci ha chiesto di rimuovere alcune opere che erano state oggetto di finanziamento. Errore!!!"
Già, perchè, se non è il Diavolo a metterci lo zampino, ci pensa il Comune.
"Ad Aprile 2014 veniamo tacciati dal comune di non aver compiuto NESSUNA opera nel negozio poiché in seguito ad un controllo, non meglio descritto, niente di ciò che avevamo dichiarato risultava messo in opera".
Ci ha raccontato che erano stata installate serrande elettriche alle vetrine e inferriate anti intrusione alle finestre, tuttora presenti, che sono state verificate con il sopralluogo successivo che ha portato ad una riduzione dell'importo richiesto con l'ingiunzione dal dirigente.
Altre opere come illuminazione a basso consumo, insegne, dehors e antifurto sono invece state rimosse dal commerciante perché "non interessanti per la proprietà". "Ci siamo comportati come indicato dall'avvocato curatore della proprietà del negozio ché occupavamo".
Insomma, la questione è, oltre che materiale, di carattere sociale. E visto che questi aspetti interessano al nuovo sindaco così tanto che sta producendo determine e delibere di spesa continua per il settore "generico" del volontariato sociale, quando si presenta un VERO e pratico esempio, gli scaglia contro gli avvocati e i gabbellieri...
"Ci è stato richiesto di restituire il 100% di quanto abbiamo percepito, ma non è corretto! Abbiamo avuto occasione di spiegare la situazione in comune: "spiacenti per l'accaduto, ci hanno detto, dovrete comunque restituire la parte economica relativa le opere finanziate e non presenti oggi nel negozio".Non dico sia sbagliato, anzi. Tanto meno voglio far la vittima. Pagherò, ma dopo un tentativo di ricorso al giudice di pace". 
La conclusione è amara, anche dal punto di vista di RF e, presumibilmente, dei suoi lettori.
"Io,ora, mi trovo con un ingiunzione di pagamento per aver ricevuto un finanziamento per la realizzazione di opere che ho pagato e realizzato, che non ho potuto lasciare laddove dovevano stare perché mi è stato impedito. Risulto un "ladro di danaro pubblico" per aver cessato un attività per la quale non mi hanno accettato la sospensione, neppure difronte all'arrivo di una patologia così improvvisa e devastante.Insomma, la solita Italia!".
Sarebbe interessante conoscere le vicende di quei vincitori di importi ben più significativi di cui abbiamo certezza che o non li hanno realizzati, o ne han realizzata una parte o, addirittura, son spariti, visto che solo questa persona si procede nel cercare di farsi restituire denari che comunque hanno visto le opere poste in essere.
Per recuperare 4mila e 200euro il comune ne dovrà spendere altri mille in avvocato, perché il commerciante ha perseguito la strada del Giudice di Pace lo scorso agosto, per opporsi all'ingiunzione.
Ci sta.
Le regole, se ci sono (ed in questo caso il dirigente ha correttamente richiamato l'art. 7 del bando regionale n. 9149 del 7 ottobre 2011, chiede e precisa le modalità per le "Revoche, controlli e rinunce") vanno fatte rispettare.
Ma sarebbe giusto farle rispettare a tutti. Il commerciante, sconsolato, infatti ci dichiara che "Non condanno nessuno, sia chiaro, la legge è legge ed io la rispetto, anche se non è uguale per tutti!".
RF
  

2 commenti:

  1. Mamma mia .... !!!!

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  2. Forti con i deboli e debolissimi con i forti. Regola imperante che non consente eccezioni

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