giovedì 11 settembre 2014

SOCIETA'. Stepchild adoption in Italia. Si parte con adozioni da parte dei LGBT?

Abbiamo recentemente introdotto il tema. Ma LGBT non è solo una sigla, un genere o un modo d'essere. Include le relazioni affettive con altre persone. Da questo punto di vista, i vari regolamenti sulle unioni civili, come quello introdotto (in qualche modo) a Rozzano, poggia su basi che non sono ancora considerate tra i capisaldi della riforma sulle unioni civili omosessuali. Tra questi risiede, invece, il consentire l’adozione agli LGBT.
Alcuni disegni di Legge in discussione presso la Commissione di giustizia del Senato la negano con forza, altri la consentono senza limiti, altri ancora propongono di recepire l’istituto della stepchild adoption, tipico di alcuni stati comunitari: si tratta, de facto, di quello adottato dalla sentenza del Tribunale dei minori di Roma n.299/14 del 30/07/14.
La stepchild adoption (adozione del figliastro, letteralmente) è l'adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner. Può dunque può riferirsi sia a coppie eterosessuali che omosessuali, anche se viene comunemente riferita a coppie dello stesso sesso.
Oltre che nel Regno Unito, la stepchild adoption è consentita anche in altri Paesi europei dove è possibile per le coppie omosessuali adottare bambini, come ad esempio Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Francia ma anche in nazioni, come Germania, Finlandia e Groenlandia, che pur non consentendo l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso riconoscono a chi è in convivenza registrata con una persona di sesso uguale l’adozione dei figli naturali e adottivi del partner.
Le corti capitoline sono molto attive nella tutela dei diritti dei LGBT dopo che il 18/07/14 una sentenza del
Tribunale civile ha chiarito i criteri per poter chiedere ed ottenere la rettifica del sesso. Il caso in questione era relativo ad una coppia lesbica, formata da due professioniste benestanti, dopo un anno di convivenza si recò in Spagna, registrandosi negli appositi registri delle unioni civili, per realizzare il loro desiderio di diventare genitori: ricorrevano alla procreazione assistita (eterologa) e nasceva una bambina sempre curata ed accudita con profondo amore da entrambe. La piccola che frequentava altre famiglie arcobaleno con le donne che chiamava “mamme”, la scuola di musica, era molto socievole ed aveva instaurato un forte legame affettivo con la compagna della madre biologica: la coppia era aiutata da psicologi di associazioni specializzate in questi casi e supportata anche economicamente dalle rispettive famiglie. Dopo l’ispezione dei servizi sociali l’habitat domestico era stato giudicato allegro, sereno ed adatto al corretto sviluppo psico-fisico della bimba e nulla poteva far pensare a situazioni di disagio e/o contrarie al suo benessere. La compagna ricorreva all'art. 44 della Legge 184/83 (così come modificata dalla Legge149/01) per l’adozione della figlia partorita dalla partner.
Questa norma, in combinato con l’art. 7, riconosce una forma speciale di adozione in casi particolari: secondo il giudice, perciò, nel nostro ordinamento non c’è nessun divieto per cui un single, anche omosessuale, non possa adottare, in questi tassativi casi, un minore. Solo l’adozione legittimante, interna od internazionale, richiede che i genitori siano "di sesso diverso unite da un rapporto di coniugio riconosciuto dall’ordinamento italiano". In tutte le ipotesi previste dall’art.7 può essere chiesta questa adozione speciale anche dall’altro convivente del genitore, come nella fattispecie: ha effetti più limitati di quella legittimante, ma ha la stessa rilevanza giuridica perché finalizzata a tutelare l’interesse del minore ad avere una propria identità ed al riconoscimento di uno status quando non è possibile ricorrere all’adozione legittimante. 
L’adozione nasce dalla necessità, molto avvertita dalle coppie omosessuali - in Italia secondo le associazioni sono centinaia se non migliaia - di tutelare i figli in mancanza di una legge che riconosca le coppie formate da persone dello stesso sesso. Questi bambini, infatti, spesso nati all’estero grazie alla procreazione assistita eterologa, in Italia risultano figli solo del genitore naturale e in caso di problemi o di decesso del genitore biologico, l’altro non ha alcun diritto né dovere nei suoi confronti.
Nel nostro Paese, i bambini con genitori omosessuali sono circa 100.000. I risultati di una ricerca del 2005 condotta da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, indicano che il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni hanno almeno un figlio. Prendendo tutte le fasce d’età, sono genitori un gay o una lesbica su 20.
Numeri da non sottovalutare e che, alla luce di queste recenti sentenze, impongono ai decisori delle regole di convivenza civile delle scelte ed un salto in avanti sul fronte del progresso sociale.
RF

1 commento:

  1. Sicuramente ai vostri occhi sarò un ignorante, ma mi chiedo il motivo di questo can can sulle adozioni omosessuali.
    Ma per caso le coppie normali si sono finite ?

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