venerdì 26 settembre 2014

ALER. "Assegnazione alloggi popolari, i Comuni facciano la loro parte con i contributi di solidarietà."

Gente nei pressi dell'Aler: da Rozzano poca solidarietà
A seguito di alcune informazioni apparse in questi giorni sulla stampa, Aler ritiene importante chiarire alcuni aspetti, affrontando più approfonditamente il tema delle assegnazioni.
Innanzitutto non è corretto individuare soltanto nell’Aler il soggetto responsabile di questo meccanismo, che risulta invece regolato dai bandi pubblici emanati dai Comuni e, di conseguenza, dalle relative graduatorie stilate anche esse dai Comuni. Una volta definito dalle Amministrazioni comunali, l’elenco viene trasmesso all’Azienda di viale Romagna che si fa pienamente carico delle famiglie per assicurare loro adeguate soluzioni abitative, tenendo conto delle problematiche sociali che ogni nucleo presenta. Si tratta dunque di un lavoro complesso e non banalizzabile.
Inoltre, in questa situazione di grave crisi economica, l’acuirsi della morosità complica ulteriormente le attività di ri-assegnazione a causa della penuria di alloggi, dovuta alla ridotta disponibilità economica per i pagamenti dei lavori. In questo senso è chiaro che la mancata attivazione degli strumenti di sostegno alle famiglie da parte dei Comuni, così come previsto all’articolo 35 della Legge Regionale 27/2009 (“I Comuni, nell'ambito delle proprie competenze in materia di politica sociale, e le Aler sostengono, secondo i principi di cui al presente articolo, gli assegnatari che non sono in grado di far fronte al pagamento del canone di locazione e dei servizi prestati dall'ente proprietario”), non fa che rendere più difficoltoso il lavoro dell’Aler.

Ad oggi, nonostante numerose sollecitazioni rivolte da Aler a tutti i Comuni della Provincia, la norma che sostiene le fasce deboli è stata, salvo rarissime eccezioni, del tutto disattesa da parte dei Comuni. Solo Aler ha sostenuto le fasce deboli, tanto è che nel 2013 ha contribuito per circa 10 milioni. È così emersa la necessità di una modifica della legislazione che responsabilizzi i diversi Comuni sui temi della povertà sociale che caratterizza le famiglie che abitano le case Aler. Non va in effetti dimenticato che l’assistenza è una competenza primaria dei Comuni, prevista e garantita dalle norme costituzionali.
Va da sé che, l’assenza di compartecipazione in questo senso continuerà a creare una situazione contraddittoria: il patrimonio pubblico di Aler, a diposizione dei Comuni come strumento principale per le politiche sociali, diventa paradossalmente, una fonte di ricchezza per gli stessi Comuni, che, dopo avere collocato le famiglie povere all’interno delle case di Aler (scaricando sull’Azienda regionale l’onere del sostegno economico dei loro cittadini), percepiscono - dalla stessa Aler - ingenti risorse economiche sotto la forma di un’ingiusta pressione fiscale (IMU, TASI, TARI, COSAP..) senza partecipare al sostegno di tali utenti nemmeno attraverso il contributo il solidarietà, previsto dalla legge.
(Rozzano fa parte di questa categoria. Il fondo di solidarietà non è stato aggiornato, e, a maggior torto, ha aperto un contenzioso per sollecitare pagamenti di IMU... , ndr).
La Redazione

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