mercoledì 13 agosto 2014

AZIENDE. Miogas reitera il chiacchierato Pietro Pilello per il collegio dei sindaci

Il dott. Pietro Pilello, sindaco di Miogas e Area Sud
Dobbiamo andarne fieri delle scelte di Carlo Presidente Carrara: da una lista di sette nomi e relativi CV, di cui tre provenienti dal precedente collegio sindacale, sceglie (guarda caso) gli stessi tre di prima per il "nuovo" collegio di Miogas.
Per non sbagliare erano tutti e tre presenti alla seduta del Cda dello scorso 8 luglio, e, dando ampia disponibilità a non applicare aumenti delle tariffe, si son dichiarati disponibili a continuare nell'incarico per altri tre anni.
Dal verbale rileviamo che "al fine di garantire la massima trasparenza e correttezza nella scelta dei candidati" hanno predisposto "apposito avviso da pubblicare sul sito internet": ecco, così viene benedetta la scelta!
Presidente del Collegio sindacale viene ri-nominato il chiacchierato Pietro Pilello.
Un nome una garanzia.
Nessun cambio al vertice, nel solco della continuità che passa da Rozzano. Il Pilello è una garanzia di contatti altolocati dei quali, sinceramente, se ne potrebbe fare anche a meno.

Presenti al Cda anche gli azionisti: per conto di Ama (60,18%) la dirigente Marinella Todisco, per delega, e per Mea (39,82%) , la multiservizi di Melegnano, il nuovo presidente Piero Bonasegale. I consiglieri Alessandro Fava (in quota Rozzano) e Sandro Potecchi (in quota Melegnano) presenti e silenti anche loro. Oddio, il Bonasegale si è voluto assicurare che venissero fornite "delucidazioni sulla tariffa applicata dai membri del collegio e sulle eventuali spese addebitate alla società nel corso del triennio appena concluso".
Si, perchè i Cda e le assemblee soci del regno sono, per la gioia dei cittadini, veri proprietari di queste società, un teatrino. Panem et circenses, direbbe Cicerone, o meglio, qualcosa al quale le leggi obbligano, altrimenti se ne farebbe anche a meno!
D'altronde, che rottura di scatole: dover fare una riunione ed un verbale per scrivere cose che già son decise, con l'assenso sempre e comunque dei consiglieri e degli azionisti.
Il Collegio sindacale, per una srl come Miogas, non è obbligatorio (art 2477 commi 2 e 3 c.c.), dunque, per beneficio del Bonasegale, anche porre una questione relativa alla modifica dello Statuto per eliminarne la presenza e risparmiare veramente dei denari poteva essere opportuno, visto che la garanzia che esso dovrebbe dare, stante le premesse, non esiste, ma serve solo a regalare prebende.
La "buona gestione" Asm sui
giornali pavesi
Torniamo al Pilello. Presente in decinaia di collegi di aziende tra le più variegate e altitonanti (Rai, Fiera Milano, etc etc), con amicizie che spaziano da Silvio Berlusconi (al quale, nel '97, ha fatto risparmiare qualche decina di miliardi con "soffiate" dall'interno della Commissione Tributaria dell'ufficio provinciale di Milano, di cui è giudice) ad Agostino Saccà, con il quale ha trafficato per convincere il senatore Piddinno "Randazzo l'australiano" a votare contro Prodi (2007), si ritrova immischiato nelle vicende 'ndranghetiste del boss Cosimo Barranca a causa delle telefonate elettorali a sostegno degli amici pavesi che facevano riferimento all'amico Filippi, consigliere d'amministrazione di Asm Pavia, un personaggio centrale delle vicende definite la "premiopoli" del pavese, dove si collettivizzano perdite e si privatizzano i guadagni ed i premi. Di tutto questo già si parla in "Comprati e venduti" di Giovannetti (Effigie 2013, pag. 72 e pagg. 136-37, 187-88 e 194-95); pagine qui di seguito riprese, così da rinfrescare la memoria a taluni.
"A revisore dei conti in Asm [l'allora sindaco Alessandro] Cattaneo nomina Pietro Pilello, sodale di Filippi e chiacchieratissimo commercialista di Palmi, in rapporti con il capo della “locale” milanese di ’Ndrangheta Cosimo Barranca (14 anni in primo grado per associazione mafiosa al processo con rito abbreviato) e socio in affari di Pino Neri.[...]
Pietro Pilello è legato – secondo l’antimafia – da un «patto occulto» con Pino Neri, suo collega di Massoneria. Negli anni in cui “compare Pino” sconta la sua condanna a nove anni per narcotraffico, tra i due resiste una «compartecipazione» alle cause civili di cui si dividevano i guadagni in nero. In Asm Pavia il dottor Pilello viene chiamato il 29 giugno 2007 dal vicesindaco Filippi (centrosinistra) di cui il calabrese è commercialista. Sembra sia stato proprio lui a introdurre Filippi dal capo della ’Ndrangheta lombarda, al quale l’ex vicesindaco (passato al centrodestra) si era rivolto per chiedere voti e candidati per la sua lista Rinnovare Pavia.
Scrive Francesco Forgione: «Pietro Pilello è un uomo chiave del sistema di potere berlusconiano e di quello di Comunione e Liberazione a Milano. Di tanto in tanto, tra cose “inspiegabili” e fatti “penalmente irrilevanti” il suo nome spunta all’improvviso da intercettazioni e inchieste giudiziarie. Come quella volta, alla fine del 2007, quando Berlusconi si era messo in testa di fare cadere Prodi e aveva avviato un mercato per la compravendita dei deputati e dei senatori». Forgione accenna anche gli anni calabresi di Pilello: «fuori dalla Piana, il commercialista non lo conosceva nessuno, almeno fino ai primi mesi del 1992. In quel periodo, proprio da un’indagine sui traffici della cosca
Pesce di Rosarno, i magistrati di Palmi arrivano alla massoneria e al capo della P2 Licio Gelli e cominciano a occuparsi pure di Pietro, il Venerabile della Piana. Nello stesso periodo, il 12 settembre, nel corso di un’indagine partita da Roma, si scopre che due autentici sconosciuti, Cecilia Morena e Giuseppe Cutrupi, avevano depositato 45 certificati di deposito del valore di 95 milioni l’uno, pari a 4 miliardi 275 milioni di lire, nella Banca Cooperativa di Palmi. Provengono tutti dal bottino di una rapina fatta due anni prima a Roma ai danni di un portavalori del Banco di Santo Spirito della Capitale. Chissà come avevano fatto ad arrivare a Palmi».
Fatto sta che «a far piazzare i titoli nella piccola banca della Piana era stato Pietro Pilello». E come va a finire? Va a finire che «i magistrati sequestrano il conto corrente, ma dopo quindici giorni trovano e sequestrano altri 31 miliardi degli stessi certificati nella Cassa di Risparmio di Firenze. Secondo i magistrati di Roma che indagano sul furto dei certificati, e secondo quelli di Palmi che indagano sulla Massoneria, dietro l’operazione c’è sempre Pilello, questa volta in compagnia di un imprenditore marchigiano, Arturo Maresca, e di un ex direttore generale del ministero delle Finanze, Angelo Iaselli, Iscritto alla P2 di Gelli».
Grazie a Filippi, da uno così è passata la contabilità di Asm Pavia. Del resto, per l’ex vicequestore e vicesindaco la coerenza è tutto. Già la sua carriera politica ne ha rivelato i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l’infanzia nel Partito socialista, l’adolescenza nel Partito liberale, la maturità in Forza Italia, l’età di mezzo nella Margherita, la vecchiaia attiva nel Partito democratico, la parabola senile da attempato cespuglio Pdl e – dopo la parentesi civica di Rinnovare Pavia – forse non morirà Udc.
"
Insomma, le domande da porre a Carrara da parte dei Soci Ama e Mea e da parte dei membri del Cda potevano essere molte, e magari avrebbero potuto far propendere la scelta verso altri lidi, visto che il Collegio sindacale non ha, ad esempio, alcun potere nei riguardi della revisione dei conti...
RF

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