giovedì 31 luglio 2014

SPETTACOLO. Chiude il Multisala? Segnali forti

Le vetrine di RossoPomodoro il giorno del trasloco
Ormai la voce circola.
I segnali che preannunciano l'inevitabile chiusura si moltiplicano. Ultimo, in ordine di tempo, la chiusura del popolare Rosso Pomodoro, la pizzeria che era stata inaugurata tra le prime all'interno del complesso immobiliare e che vantava il forno a legna più grande d'Europa.
Tre giorni fa le grandi manovre, all'esterno dell'edificio, con la rimozione di tutti gli arredi. Un camion con alcuni lavoranti, lo stipavano di tutti gli arredi, comprese le grandi opere pittoriche sul golfo partenopeo a foggia di opere pop.
Nonostante l'affannarsi dei lavoranti nel preannunciare una imminente ristrutturazione, appare chiaro che, in una struttura in cui lo svuotamento è permanente, il calo dei clienti è costante e le manutenzioni sono assenti, tale approccio serve solo a dar un senso di tranquillità a chi deve ricollocarsi.
Anche il cartello del "Chiuso per ferie" appare abbastanza ridicolo. Posticcio, scritto a penna, senza data di inizio e fine, è evidentemente un artifizio forse imposto dalla proprietà.

L'apertura del Rosso Pomodoro di piazza San Babila in
collaborazione con Oscar Farinetti
Rosso Pomodoro, oltre 100milioni di fatturato, è ormai una catena di esercizi internazionali, controllata dalla Vesevo spa, che, in un ragionamento di semplice business, apre (e chiude) secondo le necessità di una necessaria sostenibilità economica. Le ultime aperture sono state a Milano, in piazza San Babila, ottica Expo 2015, evidentemente, e New York e Chicago. Rozzano, nel Mood, non rappresentava più alcuna prospettiva. Ed ecco perché lo riteniamo un importante segnalatore.
Gli esercizi investirono sull'affitto di ramo d'azienda, messo a disposizione dalla proprietà, dove il concedente - proprietario del bene - attribuisce l'intera gestione dell'azienda di cui è proprietario ad un soggetto terzo - affittuario - il quale, in conseguenza di ciò, si obbliga a "gestire l'azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l'efficienza dell'organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte" (artt. 2561 - 2562 c.c.). Ecco perché ancora resistono esercizi atipici, di singole persone e imprenditori che hanno investito molto ma che si ritrovano ora con un pugno di mosche, non avendo nemmeno la possibilità di vendere o trasferire altrove la licenza, che non è loro.
Il MOOD, di cui parlammo ampiamente non molto tempo fa, ricordando, tra le altre cose le gesta del Decaduto nel complesso (e si viene a sapere del suo disinteresse per l'investimento, in quanto tale, anche dall'aver lasciato giacenti per oltre un anno centinaia di bottiglie di ottimo vino sulle scaffalature al sole), è dunque destinato ad altro.
Ma le domande sono molte: se Medusa lascia, e UCI Cinema è già presente ad Assago, si pensa ad un rilancio con altro operatore (Time Warner?) o si lascerà la struttura diventare un altro scheletro inutilizzato sul nostro territorio, a fianco a quella che fu la struttura del Botanique, anch'essa, oggi, al'abbandono?
Ecco temi interessanti per un'Amministrazione che cerca un rilancio per la città.
Al proposito, il programma D'Avogliati recita: "dare maggiore supporto agli esercizi commerciali, togliendo ogni sperequazione sulle diverse tipologie di insegna, ma soprattutto creando le condizioni perchè i cittadini trovino conveniente, utile e piacevole rivolgersi ai negozi di via, che sono la vita delle nostre strade". Una supercazzola, che già non guardava alla realtà dei fatti e che non considerava quelle realtà come il Mood, che già erano in forte disagio, e tutti gli altri esercizi che, ad uno ad uno, chiudevano per la mancanza di programmazione di assessori come Rizza...
Spazio per fare ce n'è, vedremo, intanto perdiamo un altro primato.... quello del forno!
RF


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