martedì 3 giugno 2014

ACQUA. La linea Pd passa per Rozzano, per la "massima trasparenza". A posto siamo!

Saracinesche di derivazione dell'acquedotto
Premessa: non è una notizia fresca, ma, come dico sempre, per comprendere il futuro bisogna capire il passato. Che non veniva condiviso.
Le ultime sono del 24 marzo scorso, e più recentemente la sanzione della Corte Europea (qui, ne abbiamo parlato in RF), ma già a partire da sabato 20 ottobre 2012, alla festa del PD area Sud Est, Rozzano ha sostanzialmente dato la linea al Pd per l'acqua e la sua gestione.
Un dibattito, di cui non v'è traccia nella reportistica ufficiale (o era molto segreto, o era per nulla interessante), ha visto protagonisti Achille Taverniti (funzionario Ama e detentore di poltrone nel mondo Cap Holding),Vito Ancora (dirigente Ama, contrattore Api e consulente Giemme), Carlo Cerami (avvocato dell'Amministrazione di Rozzano per tutto ciò che odora di terra e proprietà immobiliari, poi consulente di CAP Holding) e Ramazzotti, attuale presidente Cap Holding ed ex sindaco di Opera.
Le posizioni del Pd, come del resto di ogni forza politica, sul sistema integrato delle acque, fanno riferimento al lavoro che si sviluppa in Regione. L'acqua non è gestibile a livello di micro-territorialità comunale. L'ambito deve essere vasto.
La Legge regionale di riferimento è la LR 21/2010, ora in revisione, per la quale si svolge un interessante dibattito in Commissione Ambiente regionale (commissione VI), dove il Nostro è un grande assenteista.

Nell'ultimo convegno del Pd regionale sul tema (24/03/2014, video 2, min 44 e 40s), ha anche affermato che i comuni (di quello parla perchè di quello sa) "devono tener conto nello sviluppo urbanistico delle problematiche [anche] dell'acqua e dei territori circostanti". Abbiamo visto il risultato di questo a Rozzano. Rogge tombinate (via Manzoni, Valleambrosia via Monte Bianco, solo per citare le ultime), percolamenti ostruiti da cementificazione accelerata, ma, in-house, abbiamo un detentore di poltrone nell'acqua  come Teverniti.
Inoltre, disse, condivide la tendenza al gestore unico del ciclo integrato. Al solito, afferma che "i comuni possono dare indirizzi importanti". Inoltre, "come dire, siccome la regione ha un ruolo legislativo (ogni tanto si ricorda quale dovrebbe essere il suo mestiere, ndr) dobbiamo immaginare quale devono essere le linee guida per la gestione, con le province o con ambiti più ampi. Lavorando in commissione (!), dobbiamo realizzare un disegno di legge pragmatico (ça va sans dire, è il suo lemma preferito). Il referendum ha riaffermato l'esigenza della gestione in-house, esperienza pratica quotidiana. Non per difendere la gestione pubblica, ma perchè così si soddisfano le esigenze di trasparenza, con la possibilità di avere un controllo serio da parte degli enti locali (ma si ascolta quando parla?, ndr). Dovremmo riuscire, entro la nostra regione a realizzare Ato dove c'è partecipazione dei territori".
Si può condividere parte del pensiero. Peccato che predica bene e razzola male, soprattutto in tema di trasparenza!
D'altronde, anche l'ass.re Claudia Terzi non sta molto meglio. E' volata a Bruxelles il 27 marzo scorso, ed al rientro ha dichiarato: "Ho chiesto di poter attivare un confronto continuo - ha raccontato l'assessore - per valutare passo passo i progressi nella gestione del servizio idrico lombardo, che presenta ancora moltissime criticità e sul quale pende una procedura d'infrazione".
Di lì a poco è arrivata la sentenza della Corte di Giustizia Europea...!!!
RF

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