martedì 1 aprile 2014

Solo i 15 consiglieri della rabberciata maggioranza approvano il bilancio e si dichiarano in conflitto di interesse (ma gli piace)

"Le mani sulla città", F. Rosi (1963)
In una serata dal sapore decadente, si è celebrata la cerimonia per la presa d'atto di un fallimento. Il fallimento delle politiche e delle intenzioni di una maggioranza che, nel corso di questi cinque anni, ha perso pezzi, ha visto dimissioni di importanti componenti dell'apparato, ha mantenuto i numeri con l'acquisizione di oppositori ed ha omesso ogni pratica di democrazia, trasparenza e partecipazione sino all'auto celebrazione del conflitto di interessi istituzionalizzato.
"Ho voluto mettere queste piccole donne e piccoli uomini (che non crescono) dal dito sempre pronto a schiacciare il tasto sbagliato, di fronte al fallimento delle linee programmatiche e di mandato 2009-2014 dell'ex sindaco, derivanti dal programma sottoscritto nel 2009" dice Marco Masini. "Il mancato raggiungimento di ogni singolo obiettivo da il senso del nulla a cui questa scellerata maggioranza ha condotto il Comune di Rozzano".
L'elenco, tratto dal documento originale, è stato lungo ed esaustivo, e, ovviamente, non poteva trovare repliche. "Un atteggiamento incredibile. Un muro di gomma. L'incapacità di replicare, di giustificare e persino di chiedere scusa rende disonore a tutti coloro i quali hanno retto il sacco ai grassatori", continua il consigliere uscente del gruppo misto.
La maggioranza, senza replica, a testa bassa o strafottenti perché ignari delle conseguenze dell'eredità che lasciano alla città, si è difesa nel silenzio. Anche le repliche del vice sindaco su alcune questioni poste dalle opposizioni, si sono schiantate contro il muro dell'incapacità di risolvere i problemi. Da cinque anni noti, affrontati per cinque anni e lasciati insoluti, senza alcun progresso (questioni relative al  decoro del territorio, alle manutenzioni Aler, alla Casa delle Associazioni, etc. etc.): "Spero che ora sia chiaro perchè ho lasciato questa maggioranza! - ha urlato Masini all'aula - Ed ecco il motivo per il quale hanno potuto imbarcare chiunque si prestasse a scaldare una poltrona in cambio di uno strapuntino nel prossimo consiglio: non c'era più alcun riferimento programmatico, ma solo la reiterazione di loro stessi."

"Quel programma, che poteva avere un senso ed una logica, è stato affossato dall'incapacità dei "manager" delle società partecipate, che hanno affossato finanziariamente il Comune. E' stato affossato da un sindaco e da un gruppo di interesse che non si è fatto da parte nemmeno dopo la sua decadenza, forse a coprir le tracce degli errori e, a questo punto molto chiaramente, ad impedire con ogni mezzo l'arrivo di un commissario, che avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora".
Poco dolce l'analisi. Riferendosi al fallimento di varie operazioni "industriali", tra cui il famigerato teleriscaldamento, che ha visto sparire due milioni e mezzo in Rete srl, quarantasei milioni in Api srl, l'emissione di improprie fidejussioni e di prestiti da parte del Comune (richiamo della Corte dei Conti nel 2013), di finanziamenti con ipoteca degli immobili pubblici a cui - forse - dovremo dare addio per l'abbandono del progetto di sviluppo iniziale, la presa in giro e un piano industriale traballante nei riguardi dell'Aler e dei suoi/nostri cittadini che ne pagheranno le conseguenze, e un consiglio comunale depauperato di ogni attribuzione per l'arroganza di sindaci, facenti funzioni ed assessori che, ancora oggi, con la connivenza dei consiglieri uscenti, nascondono la situazione finanziaria delle partecipate.
Ancora Masini: "un magro ed insipido risultato per un'Amministrazione uscente che ha visto il suo sindaco, autore e attore di tutto ciò, catapultato su uno scranno più alto e più importante che bigia con costanza per mantenere il suo piccolo (in termini morali) interesse nelle cose rozzanesi invece di fare ciò per il quale ha chiesto il voto: legiferare a livello regionale".
Intrecci affaristici, nepotismo, conflitti di interesse diretti ed indiretti, mai dichiarati, acclarati e alla luce del sole, rendono la cifra di questa triste vicenda da fine di un regno.
"Si è raggiunto l'apice quando, sulla mia pregiudiziale relativa alla discussione di una inutile delibera di indirizzo sulla ricognizione delle partecipate (la terza in pochi mesi, come a dire: "no sappiamo cosa fare!"), che chiedeva, per una discussione serena, l'allontanamento dall'aula di chi aveva interessi nelle aziende - sollevato anche in passato per gli stessi motivi - i consiglieri della maggioranza, nel 90% dei casi in chiaro ed evidente conflitto di interesse perché dipendenti, fornitori o con parenti di primo grado nelle partecipate, hanno votato a dire che del conflitto di interesse a loro non interessa. Meglio salvarsi il fondoschiena!".
Una bruttissima pagina della vita "democratica" della nostra città, che, speriamo, pretenda un cambiamento di stile, prima di tutto, e di pratica, in secondo luogo, per liberarsi da un clan che ha venduto l'etica e la politica al business e alla teocrazia.
RF

P.S. Su RF, con una ricerca interna con il motore Google sulla sinistra, si possono cercare tutti i riferimenti puntuali ad ogni questione sollevata.

2 commenti:

  1. Ma che squallore ! dopo la tragica esperienza di lunedì sera, non assisterò più ad un consiglio comunale se l'attuale maggioranza (sich) dovesse irresponsabilmente risiedere in quel consesso tanto vituperato ed offesso da tanta carenza di dignità, ma una buona dose di ignoranza. Tra l'altro, mi sembrerebbe rientrato " nei ranghi" anche l'ex di tutto il sistema politico cittadino, che a suo tempo navigava nella la lista Di Pietro (eccolo !!). La mia impressione, magari variopinta, che si trattasse della favola dei "Quindici uomumi !!!!!!!! sulla cassa del morto"; la differenza stà nell'amara realtà, che vede morte la democrazia e la città di Rozzano.

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    1. Chi ha diretto l'armata "Brancaleone", ha agito come meglio ha voluto; tutte le regole in materia di urbanistica si sono dissolte, come se fosero manciate di sale nell'acqua.Lo sfruttamento del Documento Urbanistico, che doveva consentire di gestire la città in termini territoriali, solo attuando provvedimenti ponte, è stato utilizzato come vero e proprio Piano di Governo. E poi, tutti i provvedimenti collegati: il regolamento edilizio, ecc.., sono stati ignorati come se fossero trattati punitivi e non innovativi,al contrario delle volontà del legislatore. Ma vi è di più: tutti i più macabri progetti e lottizzazioni, sono stati approvati in barba alle limitazioni contenute nei propositi di chi scrisse la legge pilota ai Piani di Governo del Territorio. Vi consiglio di programmare un giro in tutte le frazioni, affinchè possiate prendere atto, con rabbia, dello scempio perpetrato da una banda nemica della città, e fortemente ignorante in materia di salvaguardia del territorio. Transitando sull'ex statale dei Giovi, all'altezza degli immobili adiacenti al Parco Comunale, stà sorgendo un "quartiere" di pessimo gusto archittetonico, stilisticamente fuori luogo rispetto ad un habitat bellissimo, corredato da fontanili, macchia selvaggia, vegetazione spontanea, costruzioni che ricordano la storia imprenditoriale della città, per altro aventi uno stile gradevole. L'invito che caldeggio, poichè permetterebbe di emettere un giudizio obiettivo nei confronti delle menti (faccio per dire) e degli accoliti di bassa lega, riguarda l'accesso agli atti presso i competenti uffici comunali, poichè consentirebbe di prendere visioni delle varie mostruosità che ereggeranno dopo la prossima consultazione elettorale: Valleambrosia Nord e Sud; il Parco delle Rogge (!!!); la distruzione dell'ultima realtà contadina posta nella zona di Torriggio; Milano Fiori, in attesa dei proventi economici derivanti dall'affare Expo. Potreste prestare attenzione anche alle volute violazioni dei rapporti tra cemento e verde, parcheggi e quant'altro costituente interesse della materia urbanistica edilizia. La stesura di un "libro bianco", da distribuire a tutta la città, potrebbe offrire l'occasione per individuare i responsabili dello scempio e i fautori del progeto "le mani sulla città".
      Rodrigo

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