mercoledì 16 aprile 2014

La bella Italia: anche Rozzano ha prestigiose eccellenze culturali "nascoste"

Il palazzotto di Villalta
Negli Stati Uniti e in altre parti del mondo, con ciò di cui dispone Rozzano in termini di valore culturale e storico, farebbero affaroni d'oro.
La capacità di valorizzare e rendere interessante il proprio territorio è ciò che rende possibile il far del turismo un business o nel farlo deperire con il valore che si porta dietro. Anche la gestione della città è fondamentale: l'interesse verso il patrimonio storico e culturale si manifesta negli interventi di messa in sicurezza e di eventuale restauro.
Rozzano ha avuto per molti anni un inutile assessorato al turismo (!), che, oltre a produrre sagre della pizza e feste in maschera a costi astronomici e a carattere non  autoctono non ha saputo fare.
Siamo inseriti in un territorio ricco di storia e cultura, e abbiamo alcuni lasciti che potrebbero far la fortuna di un comune con due uscite della tangenziale e facilmente raggiungibile dal capoluogo.
La piana padana è un ambito di intervento benedettino, che l'ha bonificata negli anni con l'intervento della grande infrastruttura leonardesca dei navigli. La chiusa con il salto d'acqua sul Naviglio in prossimità dell'ex statale dei Giovi ha molto da raccontare. Ma nessuno lo fa.

L'arte lombarda ha poi lasciato tracce poco distante dal Naviglio con gli affreschi di Bernardino Luini, nel '500, nella chiesa di Sant'Amborgio. Luini non è la scuola media, per lo meno, non solo. Essa prende il nome da questo massimo esponente della pittura lombarda rinascimentale.Due grandi affreschi, nascosti fino a vent' anni fa da una mano di calce data durante le pestilenze del ' 600. Il primo rappresenta la Natività, mentre il secondo l' Adorazione dei Magi. Inoltre, accanto alle opere del Luini, la chiesa conserva affreschi di altri pittori lombardi, come il Morazzone, gli allievi del Bramante e il Bergognone.
La dove c'era la filatura De Schappe...
Per non parlare dell'archeologia industriale che avrebbe potuto esser valorizzata. Parliamo, ad esempio, della filatura De Schappe, il cui ricordo campeggia ancora negli archivi fotografici della provincia, insieme alla sua alta ciminiera che, per far capire di che pasta siamo fatti, è stata affogata dai palazzoni della Cosvim, la cooperativa dell'assessore Nebbiolini. Oppure del palazzo prospicente la chiusa leonardesca che, siccome perdeva qualche calcinaccio, abbiamo proveduto a maltare completamente, così è in sicurezza!
La valorizzazione e ristrutturazione non ci appartengono.
Gli ultimi pezzi di cultura che son stati ristrutturati con un intento prospettico e di cui tutti andiamo fieri, sono gli edifici della "cascina grande", che, a meno della biblioteca dei ragazzi e del suo mulino ad acqua (affogata e soffocata da edifici inammissibili in via Guido Rossa e ristrutturata senza conservazione della funzione) ristrutturati ed inaugurati nel 2007, fanno ancora bella mostra di loro.
La cascina Grande di Rozzano, ex Cascina Zanoletti, fu costruita nel 1881 per volontà di uno dei maggiori possidenti della zona, il marchese Zanoletti. La sua struttura non è quella tipica di un comune cascinale lombardo dalla forma quadrata o rettangolare, essendo gli edifici disposti a V, probabilmente perché era stata avviata un'attività di meccanizzazione agricola. L'azienda ha avuto un passato florido, era uno dei maggiori centri di produzione e raccolta del riso, tuttavia con la crescita della popolazione e della contestuale industrializzazione e urbanizzazione del territorio, lentamente l'attività della Cascina è andata via via riducendosi fino ad interrompersi totalmente negli anni '70.
Per diversi anni è rimasta un rudere abbandonato fino a quando la lungimiranza dell'allora sindaco di Rozzano, Giovanni Foglia, ha fatto sì che la struttura venisse acquisita nel patrimonio comunale ed avviata ad opere di ristrutturazione che hanno visto anche il contributo finanziario della Regione Lombardia.
Il Palazzotto di Villalta attende ancora destinazione e fondi. Speriamo che non venga abbattuto!
Comunque, nel 2010, durante le fasi di inizio della redazione del Pgt, avevo mosso le acque per cercare di mantenere e valorizzare l'architettura storica del territorio, ma, come ormai avranno capito i nostri RF-internauti, le parole e le promesse del Decaduto non contano nulla. Se lui ha dei progetti altri, non c'è niente da fare. Ti tiene vicino dandoti dei buffetti, sogghignando ma, alla fine, facendo solo ciò che gli interessa (tra le altre cose, far costruire le cooperative e fornendogli servizi tecnologici con le collegate e controllate).
Speriamo bene  per il futuro.
RF


3 commenti:

  1. Concordo con l'analisi sopra esposta, che avrebbe contenuto altri riferimenti se mani "assassine" non avessero decretato la fine dell'ingente patrimonio storico del comune. Desidero ricordare alcuni "delitti" e altri tentati, che con buona probabilità verranno consumati da noti carnefici. La Riseria ed il Ponte Napoleonico. La vecchia Fornace di Valleambrosia ( Che giacque tra Via Alberelle ed il Lambro). La Cascina Bandeggiata, che ha perso l'antico splendore dopo essere stata accerchiata dalla lottizzazione sorta sulle aree F2 di Valleambrosia. Le aree F2 di Valleambrosia, destinate a divenire parchi di interesse intercomunali, coperte dalla lottizzazione che ha accerchiato la Cascina Bandeggiata. Il Castello di Cassino e la Corte Grande. La Cascina Torriggio. Il Mulino del Perseghetto (delitto recentissimo, del quale sarebbero noti mandanti ed esecutori). La Cascina dove sorge il Centro Universiario (!!) annesso all'ospedale Humanitas. Il Bosco posto tra la via Brodolini e la Via che conduce all'ospedale Humanitas, dove sono in corso lavori di cementificazione; la citata area di proprietà privata, aveva conservato un fascino particolare, perchè era l'ultima macchia verde della zona di Ponte Sesto. La Cascina di Villalta, sacrificata per saziare la "fame" immobiliare di noti (sich) cooperatori della zona. Le Aree F2 di Rozzano Vecchia ( in fondo a Via Della Cooperazione) destinate a Parchi di Interesse Intercomunale, coperte dal cemento della lottizzazione, pensate alla stortura, denominata " Antico Centro". Il Parco delle Rogge, che già esiste sulle aree poste tra l'ex F2 e il confine con il Comune di Basiglio, destinato a rimanere denominato Parco delle Rogge, ma che verrà coperto da uno di più massicci insediamenti immobiliari...ma che presa per i fondelli !!!. Tralascio di descrivere la distruzione delle varie aree destinate a "Parco Pubblico Attrezzato", ma che sono state barattate con i vari costruttori, per favorire l'incremento volumetrico.

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  2. La barbarie che si stà consumando sulle aree dell'ex filatura De Sciappe (La filanda), meriterebbe l'intervento degli enti preposti alla protezione del paesaggio. Lo stabile è un vero e proprio mostro architettonico. Per altro, ci sarebbero dei problemi attinenti al percorso carrabile. I Vigili Urbani, spogliate delle competenze relative ai controlli deli abusi, guarda caso rimessi allo steso ufficio tecnico, che potrebbe inconsapevolmente peccare, sono pur sempre Agenti di Pubblica Sicurezza e di Polizia Giudiziaria, oltre che Agenti di Polizia Locale chiamati a far rispettare i regolamenti.

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  3. Rozzano potrebbe avere altre attrative, se non si fossero scatenati gli amanti del cemento, in collaborazione stretta con politici miopi e "anti Dei" della situazione.Quindi, le giunte municipali che hanno guidato la politica nelle ultime due legislature, hanno - inesorabilmente - innescato il processo di deterioramento del tessuto urbano e sociale. Un gruppo dirigente lungimirante, avrebbe ricercato una soluzione innovativa per le aree di Milano Fiori, destinate ad essere sommerse da costruzioni senza gusto, e con il rituale piano di lottizzazione, che ingenererà problematiche abnormi. Un vero progetto futurista, a mio avviso, dovrebbe mirare a destinare quelle aree ad attività ricreative e sportive, oltre che pemettere il trasferimento di volumetria di immobili in Erp, da demolire, posti nel centro della città. Si otterrebbe una iqualificazione del centro cittadino, il non aumento della volumetria, oltre che un centro ricreativo/sportivo di interesse intercomunale; quindi, una città dello sport di standar europeo, che offrirebbe ai giovani opportunità di lavoro. Probabilmente, molte delle attività verrebbero finanziate dall'Unione Europea. Anche le imprese del settore edilizio ritroverebbero momenti di interesse economico, senza rischiare di ritrovarsi con immobili invenduti. Certo, occorrerebbe una dose di coraggio politico che non hanno i governanti della città di Rozzano. Con la "desertficazione" di Milano Fiori, celebreranno "il funerale" della città e, per l'appunto, la "Caduta degli Dei".

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