giovedì 12 dicembre 2013

Ma quanto ha speso API per CRC oltre all'affitto? Altri soldi pubblici in tasche private

La cancellata "pubbliche" che abbracciano la CRC
contenendo  le nuove acquisizioni di territorio post
scavalco di via La Malfa.
Abbiamo già detto, estesamente, in molte parti del blog RF, dello scandaloso taglieggio di Gianotti, direttore di API, ai danni della collettività per l'affitto degli spazi CRC (la sua azienda) per la modica cifra di circa 180mila euro anno, vie più ignobile per l'affitto contemporaneo di aree pubbliche a privati di simile possibile uso e destinazione ad un decimo del valore.
Ma, sembra, che il conto per i cittadini non debba esaurirsi nel, complessivo, milione e duecento mila euro (!!!) che dal 2006 hanno, abbiamo pagato per i capannoni sull'Alzaia Naviglio Pavese....
Risulta infatti che, a febbraio 2011, il consiglio direttivo del Parco Sud, abbia deliberato (delibera 3/2011), a seguito della richiesta dell'affittuario API Rozzano srl per la necessità di continuare nelle attività di trattamento degli inerti che erano di CRC, la convenzione con la stessa API che prescrive opere di mitigazione ambientale, per soddisfare il requisito delle "Zone di tutela e valorizzazione paesisitica" del PTC del Parco.
Senza che nessuno abbia sollevato questioni, nella delibera si legge, testualmente: "sull'area risulta essere iscritta dal 1999 nel registro Provinciale relativo alle imprese che effettuano l'autosmaltimento e il recupero dei rifiuti, una ditta denominata CRC, in seguito diventata API Rozzano srl".
E' vero che API ha effettuato l'acquisizione del ramo di azienda, ma arrivare da qui a far scrivere che CRC è diventata API lascia intendere le ragioni di molti dei problemi della liquidanda!

Ora, API ha provveduto - anche a seguito dell'ulteriore acquisizione di aree prossime a CRC dopo la realizzazione dello scavalco di via La Malfa - ha realizzare il progetto di mitigazione (piantumazione di filari di arbusti e piante) e la recinzione con cancello automatico. Così CRC si trova una proprietà di valore aumentato, rinnovata e pronta per nuove operazioni a seguito della liquidazione di API, e tutto con i soldi dei contribuenti rozzanesi!!!
In questi casi, visto che si stava migliorando l'immobile in affitto (nel modo suddetto, con piantumazioni e cancellate ultimo grido), l'affittuario provvede a stornare la valutazione degli interventi nei termini del valore aggiunto sull'affitto, quantomeno, ma non ci risulta nulla in tal senso.
Ecco, tanto son soldi di tutti....
...nelle tasche di pochi.
RF

4 commenti:

  1. tutte queste notizie non è il caso di metterle in un esposto alla procura della repubblica e chiedere, senza accusare e calunniare nessuno, se sia possibile verificare se è una cosa "normale". Se è tutto regolare che male c'è a che diventi noto a tutti senza necessità di scavare in documenti formalmente pubblici, ma solo per chi sa dove cercarli?

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    1. Già fatto. Le "notizie" sono tali solo perchè i documenti non sono stati resi pubblici. Quando lo son divenuti son diventati, al tempo stesso, notizie ed esposti.
      Cordialità

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    2. Temo che gli atti non presentino difetti "strutturali". La scelta di creare un'azienda partecipata, nata dalla cessione del ramo "pubblico" di una ditta privata, si presta a pesanti interrogativi, perchè la valutazione commerciale fu una invenzione che l' Ente pubblico ha pagato a caro prezzo. Spendere circa € 1.700.000, per annettersi "aria fritta": acquistare, cioè, la "possibilita" di acquisizione di appalti pubblici (sich) da parte di una azienda pubblica, fu una idea geniale degna del migliore Macchiavelli. Ma, leggendo le "carte", emergono "miserie" umane stomachevoli, perchè i soggetti coivolti sono ,purtroppo, noti. Ecco: per mero senso di giustizia, un magistrato dovrebbe "convocare tutti i partecipanti all'immenso "banchetto".

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    3. Ma chi paga per le responsabilità politiche? In uno Stato eticamente diverso dal nostro paese, tutta la classe "indirigente sarebbe stata posta nelle condizioni di non nuocere". Api è stata creata per consentire a professionisti, politici e imprenditori, di abbuffarsi nel nome di parentopoli; per i lavoratori si è rivelata un raggiro elettorale, escogitato per acclararsi consensi immeritati. Con un semplice salto di qualità nell'ambito di eventuali indagini "personalizzati" uno dei soggetti coinvolti dovrebbe dimostrare la provenienza del denaro utilizzato per investimenti immoblliari, concomitanti con la "nascita" dell'azienda pubblica.

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