lunedì 4 novembre 2013

Riassumo per i VERTICI e gli APICALI a Rozzano: OCCORRE DISTINGUERE TRA REGOLAZIONE E GESTIONE. E' un obbligo.

La normativa è sempre più chiara: già la Legge 400/1988 prevedeva una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e le funzioni di gestione dei servizi pubblici locali. Abbiamo avuto poi la Legge 133/2008, il DL 135/2009, il DPR 168 del 7/9/2010 e recentissimamente la Legge n.190/2012....
Insomma, tutte a cercare di "chiarire" che TRASPARENZA è necessaria, che vi sono INCOMPATIBILITA', che sono vietati CUMULI DI IMPIEGHI ED INCARICHI, che chi ha delitto, anche CON SENTENZA NON PASSATA IN GIUDICATO, DEVE FARE UN PASSO INDIETRO, che devono ESSERE EVITATI CONFLITTI DI INTERESSI, etc. etc.
Tutte regole che il legislatore ha dovuto scrivere per impedire le scorrerie in corso in tutta Italia nelle Partecipate regionali, provinciali e comunali. Ovviamente sotto spinta dell'indignazione pubblica che monta sempre più.
Tutto ciò che abbiamo raccontato sulla galassia delle partecipate di Rozzano, mostra che, e mi limito a ciò che è alla luce del sole, di tutto questo i nostri amministratori SE NE SONO BELLAMENTE DIMENTICATI (un conoscente direbbe, mi ha detto, al posto del dimenticati, "fottuti").
Un pò nel dettaglio, anche della Legge Anticorruzione, o "Severino", ci sono cose scritte nero su bianco che, solo perchè siamo in Italia, abbiamo dovuto riportare:

- Art. 8 comma 1 - gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell'ente locale, nonchè gli altri organismi che esplicano le funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti", aggiungendo che "il divieto si applica anche nel caso in cui le dette funzioni sono state svolte nei tre anni precedenti il conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servii pubblici locali".
- Art. 2 comma 2 - ciò si applica anche "nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei soggetti indicato allo stesso comma, nonchè nei confronti di coloro che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente a qualsiasi titolo attività di consulenza o collaborazione in favore di enti locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio pubblico locale".
- Art. 8 comma 3 - vieta agli amministratori locali di enti che detengano quote di partecipazione in società, ove abbiano ricoperto la carica nel triennio precedente, che possano essere nominati amministratori delle società partecipate.
In buona sostanza, i divieti sono due:
1) il primo, di portata più ampia, copre il conferimento e lo svolgimento di "incarichi concernenti la gestione", e si indirizza ad una serie di soggetti: gli amministratori, i dirigenti, i responsabili, etc. e cioè, i soggetti che svolgono funzioni regolatori; i loro congiunti, i consulenti ed i collaboratori.
2) Il secondo divieto, riguarda la possibilità di essere nominati amministratori nelle società a partecipazione locale, e interessa coloro che nel triennio precedente abbiano ricoperto la carica di amministratore locale.
TALI DIVIETI,  per loro stessa natura, SI INDIRIZZANO OVVIAMENTE ANCHE A COLORO CHE POTREBBERO CONFERIRE GLI INCARICHI, E CIOE' TANTO LE IMPRESE, QUANTO L'ENTE LOCALE (NEL CASO DELLE PARTECIPATE).
Ma il primo divieto, come avrete visto, ha una PORTATA GENERALE! La norma non contiene una elencazione tassativa o meno, dei rapporti vietati (consulenze, rapporti di lavoro, cariche societarie) ma si riferisce a ogni apporto afferibile alla "gestione", e cioè alla sfera riservata alla responsabilità della impresa cui l'ente locale ha affidato il servizio!!!
Rileggete ora tutti i post dedicati a questo o quel personaggio....

RF

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