domenica 3 novembre 2013

DOMENICAMIA. Riflessioni sul costume e la politica del fine settimana.

Nei paesi normali, chi va ad occupare ruoli di potere o di controllo pro-tempore, cerca, in modo manifesto, di mettersi al sicuro da possibili interpretazioni che possano dar visibilità e palesare possibili conflitti di interesse, occupandosi dei problemi della collettività e non dei singoli, magari amici. Il poter mostrare questa autonomia, indipendenza, di giudizio nelle scelte diventa orgoglio personale, ed un fatto di cui menar vanto con la società, apprezzato e ricercato con cura.
Da noi, invece, ci si vanta dell'esistenza dei conflitti di interesse, dell'esserci occupati di problematiche dei singoli, magari amici, magari per umanità, non comprendendone la devastante portata etica, che mette tutti contro tutti, a dispetto del bene comune.

Ormai, del ministro Cancellieri, si è molto parlato, per ciò che riguarda le maggiori possibilità degli "amici di" o "parenti di". Così come abbiamo sciorinato profluvi di parole relativamente alla "storia italiana" del nano di Arcore.
Non voglio entrare nel merito di alcuna delle loro vicende. 
Mi interessa mettere in evidenza il parallelismo del loro comportamento nell'ergersi a difesa del loro modo di intendere l'"interesse pubblico", portando in conferenza stampa atteggiamenti e parole tronfie, piene di populismo, ignoranza politica e strafottenza declinate nella conclusione "lo rifarei ancora".
Ciò di cui sarebbe per lo meno giusto indignarsi è l'atteggiamento sfrontato e sfacciato.
È noto che sei un "personaggio che conta". È noto che, per definizione, in quella posizione puoi "decidere della vita altrui". Ma il farlo li fa diventare personaggi minori di una tragedia.
A Rozzano abbiamo tre con Rodrigo con bravi al seguito, che hanno dominato la scena negli ultimi dieci o dodici anni, con spregio del pubblico interesse e manifesta boria e strafottenza, ognuno a proprio modo.
Sbattere in faccia alla città un attico da duecento e più metri quadri, in posizione dominante in quel che è stata l'operazione immobiliare più sfrontata in città, andando poi a scaldar la sedia in scranni ben più retribuiti senza render conto.
Portare in consiglio comunale tutto un partito fatto di "propri" dipendenti, pretendendo poi di sedere nel direttivo dello stesso per meglio controllarne ogni movimento, e farsi appellare impropriamente con un titolo di ben più alto spessore.
Realizzare ad uso proprio e dei potenti di turno una montagna di scatole cinesi per ottenere denari, immobili e poteri passando attraverso la storia politica della città e della provincia accomodando i trombati o passati ad altra vita.
E poi tutto il sottobosco dei cavalier serventi. Chi ha ottenuto, in proprio, si capisce, favorì e attenzioni, invece di capire che rispetto al problema comune e' stato, per lo meno, un privilegiato, si avvale dell'ottenuto per reiterare lo scellerato dominio. E non si accettano critiche.
Un passo indietro neanche a parlarne.
Insomma. Poi ci si chiede perché fuori dal nostro Paese ci vedono ancora con la coppola, seduti a mangiar spaghetti e pizza vestiti da pulcinella....
RF

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