sabato 13 luglio 2013

Lettera al Consiglio sulle decisioni relative alle partecipate

A seguito delle discussioni in corso relativamente alle vicende di API, si anima il dibattito politico e sociale cittadino. Sulle note di alcuni consiglieri, ho ritenuto dover scrivere, nero su bianco, per l'ennesima volta, una "denuncia" che serva a risolvere alcuni veri problemi che non consentono evoluzione sincera dei servizi e delle attività cittadine.
MM



Cari tutti,

Trovo particolarmente svilente per tutta la città il doversi - ahimè - occupare del fatto che non possa esserci una serena discussione sulle partecipate comunali, stante la gravità della situazione, per le particolarmente eccezionali situazioni di conflitto di interessi, nepotismo e clientelismo di cui tutti sono al corrente ma di cui nessuno si è mai occupato al fine di arrivare a chiarirle e risolverle.

Più di metà del consiglio comunale è, direttamente, in primo grado o in secondo grado, legato parentalmente alle aziende, da cui discende l'ovvia impossibilità di poter assumere decisioni prive di "naturale propensione" alla difesa della propria "robba" (nelle novelle rusticane il tema della bramosia del possesso e della difesa dello stesso è stato ben sviluppato...).


Ma anche in tempi di assenza delle partecipate, la parentopoli imperversava. A titolo d'esempio, ma solo perché particolarmente evidente, è stata titolata la sala consiliare ad un esimio amministratore che ha avuto la "fortuna" d'aver tutte e tre le rampolle impiegate tra gli amministrativi pubblici, così come illustri assessori e funzionari che hanno oggi i parenti più stretti negli uffici su tutto il territorio.

Colgo, nei recenti interventi dei consiglieri Gabriele e Valli, sollecitazioni in tale direzione; il sottoscritto segnalò (e non solo) anche ai tempi della mia permanenza tra le file della maggioranza lo squallido approccio, ma nulla è cambiato, stante le segnalazioni anche pubbliche sui giornali di bandi di concorso "a capocchia" sviluppati per salvare i "figli di" nell'azienda di prossima chiusura!

L'incertezza e l'imbarazzo che regnano sovrani nella definizione del da farsi su questi argomenti lascia l'amaro in bocca.

Sarebbe auspicabile:

- in primis, una dichiarazione pubblica di coinvolgimento e di impossibilità ad esprimersi sulle vicende da parte di tutti coloro i quali si trovano nelle condizioni suddette (potrei citarVi tutti, ma è giusto che lo facciate in autonomia assumendovene la responsabilità e le conseguenze).

- In secundis, la verifica numerica della corretta situazione consiliare e delle commissioni in ragione di quanto sopra, e, se sussistono le condizioni numeriche di apertura del consiglio o di qualsiasi commissione in materia, procedere speditamente e in trasparenza.

Nel caso in cui tali condizioni non sussistano, questa SI potrebbe essere una condizione per il commissariamento!

Credo che il Presidente del Consiglio dovrebbe farsi parte attiva in questo senso, richiedendo le dichiarazioni "spontanee" di inadeguatezza alle decisioni in materia.

Cordialità
Marco Masini


1 commento:

  1. Risposta democratica: Rifiutare schede elettorali al seggio o non andare a votare.
    Cordialità
    bertoldo amleto

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