domenica 29 aprile 2012

Risparmio nel regno della contraffazione: un mega-emporio cinese a Quinto.


Oggi ho visitato l’INA MARKET, l’emporio cinese di via Curiel che ha preso il posto di Scarpe&Scarpe. Aperto (come indicato dal volantino) venerdì 27 aprile, oggi aveva una presenza di clienti veramente notevole, ed accoglieva i visitatori con un buffet all’esterno.
Come si conviene – anche in quella che ne è la rappresentazione comune – l’emporio vende quasi esclusivamente materiale Made in China (o, come usano scrivere, “made in PRC”, che sta in People Republic of China, giusto per confondere un po’ le acque) e ciò che apparentemente non lo è, è chiaramente contraffatto.
Un caso emblematico, che deve essere denunciato alla Guardia di Finanza, è relativo ai capi di abbigliamento: la moda, si sa (mah), è più appealing se “made in Italy”, e dunque come negare un bel cartellino “Made in Italy” ad un vestitino o una maglia? La contraffazione in questo caso si palesa in modi molto spartani. Il cartellino stampigliato grossolanamente ad indicare una improbabile provenienza italiana (non confermata da null’altro se non dalla lingua italiana, nessun indirizzo o riferimento ad aziende), la mancanza dell’etichetta di fattura, manutenzione e provenienza, la qualità, invero scarsa, del tessuto.

Improbabili stampigliature "MADE IN ITALY"
La diffusione delle norme che tutelano il mercato è  parte integrante di un sistema nato per combattere la contraffazione e affrontare preparati la competitività internazionale assicurando una concorrenza leale.
La chiara indicazione del prodotto fornisce al consumatore la chiave di lettura indispensabile per un corretto orientamento sulla scelta di un capo e quindi del suo acquisto, così come una corretta manutenzione consente di prolungare nel tempo le sue caratteristiche iniziali.   
 Ecco un riferimento alla pagina dell’associazione consumatori ADUC sulla normativa in materia.
Nell’emporio vige incontrastato l’odore di plastica: ogni cosa trasuda plastica, e la percezione della qualità approssimativa è forte sin dall’ingresso, dove fanno bella mostra alberelli di plastica con improbabili frutti…
Il personale è tutto cinese, e la frequentazione d’ogni tipo, ma soprattutto di extra-comunitari (sud americani, asiatici).
Il denaro che circola è solo contante, e fa bella mostra di sé un cartello su ogni cassa che dice che si scusano per l’indisponibilità temporanea (??) della connessione per l’uso del pagamento elettronico. Si sa, la tracciabilità potrebbe essere un problema.
Importato a Napoli!!

La cosa divertente è che i “napoletani” riescono a guadagnare anche da questo (in modo sommerso, s’intende): anche molte delle pizzillacchere Made in PRC riportano sull’etichetta l’importatore, che è normalmente un’azienda del napoletano. Un mio parente, capitano di nave cargo, mi ha raccontato che il porto di Napoli è il più attrezzato e veloce nello smistare ogni sorta di merce che arriva dalla Cina, con professionalità e velocità come nessun altro in Europa!!! 

Di positivo, purtroppo, è che questi luoghi sono rimasti tra i pochi dove trovare prodotti a meno di un euro, e dove sentir parlare di centesimi è ancora corrente.
La strada, però, non può essere che quella retta: la Legge va rispettata, perché altrimenti i soliti quattro stupidi pagano per tutti e si continua ad alimentare anche fenomeni di schiavismo d’altri tempi.
Marco Masini     



"made in Italy" con cartellino....!!



















Se è gratis.... si mangia sempre! Il buffet all'ingresso.


4 commenti:

  1. un volta si diceva "francia o spagna basta che se magna"

    oggi si sopravvive comprando dalla cina , trovate voi una rima !

    andrea

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  2. Premesso che anche a me inquieta una forma di concorrenza commerciale fortemente sbilanciata ed a favore di chi produce con materie prime e costi di manodopera impossibilmente bassi per una società civile.
    Ciò nonostante non dobbiamo farci ingannare dal commercio "senza occhi a mandorla".
    Se diamo una occhiata con la medesima attenzione ai centri commerciali e negozi con nomi italiani e commessi caucasici prestando attenzione solo ai prodotti, vediamo che la situazione non cambia poi di molto.
    Medesime etichette e medesime "Made in China".
    Il nostro paese si contraddistingue spesso per una ipocrisia che non ha eguali.
    Mi chiedo se la reazione sarebbe la stessa se in questo nuovo negozio i commessi sarebbero tutti fighetti/e con tratti occidentali e pantaloni in pannolone-pesante-style (si... quello portati a livello sottoinguinale) e magari un caratteristico simil-senegalese/nigeriano addetto alla sicurezza ed all'antitaccheggio.
    Io ho i miei dubbi.
    Purtroppo la politica, sia centrale sia locale, molto spesso è miope e si focalizzata solo sugli interessi dei propri accoliti (molto spesso grandi evasori fiscali). E allora ci si ritrova a guardare storto un parrucchiere cinese che fa concorrenza sleale a ...... a chi? ..... a quelli italiani che dichiarano € 8.000 l'anno, ben sapendo che se tua moglie va dal parrucchiere, la stirata della carta di credito raramente è inferiore a € 50,00 ...... e la mia da uomo è di € 19.00.
    Mio figlio all'asilo nido pagava la retta massima circa € 550,00/mese) con papà e mamma normali lavoratori dipendenti.
    La sua compagna di classe, con genitore con ristorante/bar in ottima posizione in Milano pagava la metà!!
    Ci sarà stata sicuramente una spiegazione. C'è sempre.
    Magari il padre è formalmente residente in una baracca e la madre, formalmente separata, magari con casa popolare e priva di reddito. Tutte le ipotesi sono valide :((
    Io sono preoccupato quanto te Masini. Ma mi chiedo quanti dei commercianti Made in Italy siano disposti a chiedere legalità e parimenti essere legali.
    Basta guardare attentamente gli scontrini dei negozi .... quando rilasciati .... forse non ci si fa caso ma molto spesso è uno scontrino ad uso interno senza valenza fiscale, a parte i centri commerciali che hanno una forma di contabilizzazione diversa.
    Qualcuno ha mai assistito alla esilirante frenesia che si sviluppa alla comparsa di una divisa di un agente della Guardia di Finanza sul mercato? Tutti cominciano a rilasciare scontrini e alcuni anche quando non hanno clienti (per compensare magari alle h. 11.00 l'emissione di un solo scontrino).
    Si deve fare sempre molta attenzione a quando si chiede legalità. Qualcuno potrebbe anche prendere sul serio quelle richieste, e le sorprese, come dimostrano le cronache, molto spesso non mancano.
    Certo potrebbe essere un'ottima idea per fare aumentare gli incassi dei commercianti visto che altrove, dove compare la polizia, questa porta fortuna e le attività commerciali incrementano sino al 400% i propri incassi.
    Forse per rilanciare l'economia basterebbe veramente affiancare al vigile di quartiere il finanziere di quartiere!

    Certo che se ci fosse anche qualcuno che desse l'esempio sarebbe una bella cosa ....

    http://www.comune.rozzano.mi.it/attachments/1310_Avviso%20dichiarazione%20dei%20redditi%20amministratori.pdf

    ma evidentemente non sempre le parole sono in sintonia con le azioni.... fatte le debite eccezioni.

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    1. Sto cercando d'essere equanime. Nel mio Blog non ho deferenze per nessuna "scorrettezza" basata sulla "razza"...
      Per ciò che concerne il reddito degli amministratori, sono anni che faccio battaglia in questa direzione (il mio è disponibile in questo blog!).
      Sul resto, concordo con molte delle sue osservazioni: il diritto-dovere di ognuno è però non girarsi dall'altra parte, ed agire coerentemente. Al negoziante/mercatale che non rilascia lo scontrino ... io lo chiedo sempre!
      Cordialità

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  3. evidentemente agli italiani brucia la concorrenza.....beh..io vado a comprare da loro...quello che dagli italadri spendo 25 con loro la stessa cosa ne spendo 10!!!!!

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