venerdì 16 marzo 2012

Humanitas: condannato Gallotti, il primario delle operazioni inutili

L'ospedale rozzanese, eccellenza della sanità in Lombardia, vede confermare per uno dei propri luminari una condanna in appello per a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni, più 5 anni di interdizione temporanea dai pubblici uffici e 3 mesi di stop dall' esercizio della professione medica.
Il caso è di quelli che fanno rizzare i capelli ad Epicuro: infatti i magistrati hanno sentenziato che Gallotti avesse di fatto dato luogo a «un vero e proprio cottimo della cardiochirurgia» da parte di un primario che «effettuava interventi nella consapevolezza della totale loro non necessità» per «trarne un utile anche economico» (1,2 milioni di euro in un anno, di cui 60mila euro a stipendio e il resto parametrato agli interventi fatti), «oltre che in visibilità e apparente successo».
I difensori sono sconcertati, e anche l'Humanitas, che non era parte in questo processo, esprime comunque «profondo rammarico» per la condanna di Gallotti in «una vicenda che è stata caratterizzata da una elevata complessità tecnica e scientifica».
Ad avviso dell' ospedale, «i numerosi elementi a supporto» della tesi difensiva «non sono stati tenuti in debita considerazione».
Il tema dell'arricchimento è quello che deve far riflettere. Il sistema sanitario lombardo sembra nascondere situazioni critiche che non possono dirsi prescindere dal fatto che buona parte del sistema è privato e basato sui rimborsi di denaro pubblico.
Gallotti
La sottrazione di risorse dai grandi ospedali lombardi ed il loro destino ad "eccellenze" come il San Raffaele e l'Humanitas (e prima ancora la clinica Santa Rita ed altri) mostra i limiti del sistema ed i suoi costi.
La sanità universalista non può permettersi - proprio perchè deve porsi l'obiettivo di curare tutti - di sprecare risorse, e già il margine aggiuntivo che bisogna pagare al privato che (lecitamente) reclama un gauadagno sulle prestazioni, e questo gli viene riconosciuto dai rimborsi, non dovrebbe essere ammesso.
Le intenzioni del legislatore lombardo (Formigoni e l'amico don Verzè) si sarebbe retto sull'equilibrio determinato dalla competizione pubblico-privato: il primo, con minor efficienza ma con la capacità di sostenere il sistema universale, il secondo, con maggiore efficienza per trarre un guadagno. La partita avrebbe dovuto chiudersi in pari.
Ma le cose non funzionano. A volte si ingrippano sui singoli casi o sistemici che ci portano da Longostrevi e Gallotti e dalla Santa Rita al San Raffaele: prestazioni inutili e sovrabbondanti che alterano il gioco e mostrano quanto spazio ancora per l'efficienza ci sarebbe nel sistema più efficiente d'Italia.
Pensiamo un pò cosa potrebbe essere fatto in Campania....
Marco Masini

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