mercoledì 22 febbraio 2012

La lobby dei "chimici" non molla: i gas refrigeranti fluorurati combattono per non sparire (con armi sleali!!)

Milioni di tonnellate equivalenti di CO2 immesse in
atmosfera con l'uso degli F-Gas
Ho partecipato oggi all'incontro dei costruttori delle apparecchiature per la refrigerazione a livello Europeo a Parigi, presso Eurovent, emanazione delle associazioni confindustriali di categoria.
Tra gli altri argomenti all'ordine del giorno, abbiamo fatto il punto sulla situazione dei cosiddetti "F-gas", i componenti principali dei gas per la refrigerazione ed il condizionamento, che ci troviamo nei frigoriferi di casa, nel condizionatore delle auto, nei banchi frigoriferi e ovunque c'è un ciclo di refrigerazione.
Gli F-gas sono tra i principali responsabili del Global Warming, il riscaldamento globale, ormai riconosciuto anche dai più feroci detrattori.
Lo scorso 13 febbraio si è tenuta l'ultima sessione del cosiddetto "Consultation forum", uno dei passaggi pubblici durante i quali la Commissione ed i suoi tecnici ascoltano la posizione dei vari rappresentanti dell'industria e delle sue associazioni per avere pareri in merito alla composizione della normativa di riferimento.
La sfida è quella di liberarsi quanto prima dei gas fluorurati, al fine di poter intravvedere una possibile inversione di tendenza a preservare, banalmente, il nostro futuro.
L'Italia ha appena adottato, con anni di ritardo, una normativa a contenere l'uso degli F-gas, e ci sono ancora 3 paesi comunitari che non hanno nessuna norma in merito.
Tra le opzioni della Commissione, ci sono schemi di varia natura, tra cui una tassazione per quantità, accordi volontari di riduzione, opzioni di riduzione a schemi forzati, etc.
La Commissione ha deciso che ora elaborerà in autonomia uno schema di legislazione per settori che ottemperi alle necessità dell'Industria e dell'ambiente.
Sono disponibili tutta una pletora di refrigeranti "naturali", ad impatto nullo (ad indice GWP=1) che già circolano tra i costruttori in varie applicazioni: ammoniaca, idrocarburi, CO2, etc.ma la cui applicazione risulta, in qualche caso problematica e il mondo dei costruttori, dell'installazione e manutenzione non risulta ancora completamente pronto per la transizione.
A tal proposito, i grandi produttori "chimici" come Honeywell e Dupont dicono aver sviluppato composizioni di molecole (come gli HFO) che ovvierebbero ai problemi fornendo un composto ad impatto inferiore dell'odierno che porterebbe immediatamente ad un beneficio complessivo, lungo un percorso a ridurlo sino a 1.
Essi promuovono questi composti, ma di fatto non li rendono disponibili all'industria.
Per le auto di nuovo design, l'adozione di questi composti doveva essere obbligatoria dal 1 gennaio del 2011, ma... c'è una grande ma.
L'interrogazione di un parlamentare svedese europeo ha sollevato un problema che sembrava ignoto: gli HFO sono infiammabili e l'adozione "a tappeto" così come previsto avrebbe portato un elevato rischio a bordo delle nostre auto.
Ecco la ragione del ritardo. I Chimici stanno rielaborando, probabilmente, la miscela per modificarla, ma, nel frattempo continuano a promuovere qualcosa che non esiste dicendo che è l'industria che non si vuole adeguare....
I paesi del Nord Europa sono già pronti alla transizione verso i refrigeranti naturali, e le associazioni correlate stanno spingendo per queso.
L'Europa del Sud però non è pronta: la scelta "naturale" comporta problemi di tecnica e di pressioni che non sono alla portata di tutta la filiera, e una transizione è comunque necessaria.
Un rompicapo, dove i "chimici" la fanno da jolly...
Marco Masini

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