martedì 7 febbraio 2012

"Il Sindaco di tutti" parte 3: Breve storia urbana dello IACP.



A completamento della storia della nostra città, retta da Giovanni Foglia per i 25 anni che vanno dal 1960 al 1985, credo sia importante ricordare la cronistoria del quartiere Aler, fu Iacp.
Gli avvenimenti iniziano con la crescente richiesta, negli anni intorno al 1960, di alloggi popolari causata
anche dai primi massicci movimenti migratori.
Il comune di Milano fu così indotto a predisporre un piano per la realizzazione di 120.000 vani, affidando allo IACP la realizzazione di circa l’80% di essi. Tale piano porterà alla realizzazione di quattro grandi quartieri alla periferia di Milano: Gallaratese e degli Olmi a Ovest, e Gratosoglio e Rozzano a Sud.
La scelta di localizzare un insediamento nell’area di Rozzano ha diverse motivazioni: la vicinanza con Milano, la localizzazione lungo l’asse di penetrazione di via Missaglia e soprattutto l’immediata disponibilità di aree lottizzate in cui è già stata approvata l’urbanizzazione primaria.
Nel 1961 la proprietà Ferrario di Gambarone, che aveva ottenuto qualche anno prima una convenzione di zonizzazione privata con l’amministrazione comunale di Rozzano, prende contatti con il comune di Milano e lo IACP proponendo la vendita di questi terreni.

L’area di rivela interessante per la realizzazione di uno dei quartieri di edilizia prefabbricata.
Nel dicembre dello stesso anno viene stipulato un atti integrativo per l’aumento di volumetria edificabile a 1.570.000 metri cubi, di cui 270.000 per attività commerciali. L’insediamento terziario previsto è di notevole interesse e si presta a diventare un elemento polarizzante.La vasta area lasciata a piazza con verde attrezzato e i servizi diviene il centro effettivo di Rozzano.
L’integrazione tra residenza ed attività commerciale di alto livello era qualificante per il Comune, si inquadrava nel progetto globale di sviluppo controllato di Rozzano e si opponeva alla logica tradizionale degli insediamenti periferici. Questa era una delle motivazione per cui il comune era spinto verso quest’espansione, insieme alla speranza di diventare una cittadina più popolosa e con un livello di infrastrutture più elevato. Tra il 1963 e il 1965 vengono realizzati i primi ventuno edifici che rendono disponibili 818 alloggi.
Nel 1965 i Ferrario vendono allo IACP una seconda area di 62.0000 metri quadrati situati vicino alla prima, dov’è possibile l’edificazione di 310.000 metri cubi. Nello stesso tempo l’amministrazione Foglia progetta la costruzione degli edifici scolastici e si trova a dover cercare delle aree adatte; lo IACP propone di costruirli sulla superficie già acquistata a scapito degli spazi liberi previsti nel primo progetto. Ad aggravare la situazione interviene un altro fattore: la proprietà privata si dimostra inadempiente nei confronti dell’impegno ad edificare il centro commerciale contemporaneamente agli edifici IACP e vende all’ente stesso anche la parte centrale dell’area che si era inizialmente riservata. Questo porta ad una radicale trasformazione del progetto plani volumetrico permettendo all’IACP di realizzare maggiore volumetria residenziale possibile; di conseguenza tutto l’assetto urbanistico del quartiere viene compromesso. Il nuovo progetto destina solo 50.000 metri cubi alle attività commerciali, contro i 270.000 iniziali, ciò che avanza ha destinazione residenziale analoga all'area circostante.
Nel 1966 il comune di Rozzano vuole aumentare la capacità residenziale del quartiere. Ma i costi di edificazione con il sistema di prefabbricazione adottato si rivelano superiori al previsto e rendono impossibile il sostenimento da parte dell’IACP di tutti gli oneri. La realizzazione di chiesa, scuole, parco e negozi è prevista su di un’area pedonale a scapito degli spazi liberi. La minor volumetria qui realizzata determina una maggiore densità. Gli edifici raggiungono tutti la massima altezza consentita (32 m); a parità di volumetria questa è l’unica soluzione che consenta di reperire aree destinate a parcheggi, scuole e servizi.
Si costruisce ininterrottamente fino al 1972.
L’ampliamento dei programmi porta a raggiungere alla fine dei lavori 5.942 alloggi ospitanti ufficialmente 25.000 persone.
Inizialmente le immigrazioni risultano essere in prevalenza da Milano, il comune meneghino assegna gran parte degli alloggi popolari agli immigrati sistematisi in baracche, abitazioni vecchie e antigeniche. Rozzano assolve a valvola di sfogo del capoluogo, sia attraverso i trasferimenti dalla città, sia col il diretto incanalamento dei flussi di popolazione provenienti dal sud.
Tutto ciò in aggiunta alla trascuratezza di chi ne ha usufruito ha fatto in modo che questo nostro quartiere sia stato degradato e molti di questi spazi siano stati in disuso diffondendo un immagine un po’ negativa di tutta la città.

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