giovedì 19 gennaio 2012

Scenari delle liberalizzazioni a Rozzano

La "ragnatela" di AMA
Monti si appresta a varare le prime norme sul tema "liberalizzazioni", e Rozzano verra' colpita in modo importante, ma senza farsi cogliere completamente impreparata.
Già nel PGS (il documento di programmazione strategica) se ne faceva cenno, e anche nel corso del 2011 se ne e' parlato in varie occasioni.
Vediamo le parti della bozza di decreto circolata nei giorni scorsi ed aggiornata il 17 gennaio che interesseranno il nostro Comune (sono, nell'ultima versione, al CAPO V - SERVIZI PUBBLICI LOCALI Art. 31  Promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali).
La gestione "in house" è consentita per un periodo massimo di cinque anni a decorrere dal 31 dicembre 2012 nel caso di azienda risultante dalla fusione, entro la medesima data, di preesistenti gestioni dirette tale da configurare un unico gestore del servizio a livello di ambiti o di bacini territoriali ottimali. 
Questo è il caso dei progetti di fusione tra AMA e API di cui si è parlato negli scorsi mesi. La prospettiva, dunque, andrebbe ora esplorata rapidamente per essere portata in Consiglio Comunale (obbligo previsto dal comma (c) del nuovo articolo 4bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267). Dopo l'approvazione il nuovo assetto e le sue caratteristiche verrebbe valutato dalla Corte dei Conti per la congruità ed il rispetto dei vincoli.
La fusione AMA-API dovrà essere costruita a configurare una società che mantenga "in corpo" dei servizi realmente necessari e che non siano presenti sul mercato in forma sufficientemente economica per l'Ente da non permetterne la garanzia di sussistenza. Inoltre, sarà bene che si avvii lungo il percorso che porta alla funzione dell'Ente regolatore e non attore sul mercato. Ecco quindi la necessità di approvare, in questo percorso, anche gli ordini del giorno che ho sottoposto alla Giunta sulla "trasparenza" e sul "nepotismo".
La centrale di piazza Alboreto
Gli esempi che si possono fare sono molti guardando le attività svolte oggi dalle due società.
Ad esempio, io eliminerei la gestione della produzione di "acqua calda" (la produzione termo-elettrica delle centrali di AMA del teleriscaldamento), mantenendo, invece, il controllo della rete. Questo permetterebbe di assumere il ruolo regolatore che serve per lanciare il mercato libero locale della generazione, ma di garantire il servizio al territorio per il quale il progetto è nato. Inoltre, per il Comune (o sua emanazione), è burocraticamente più facile procedere sulla realizzazione delle tratte di tubazioni nelle aree non servite, o rivederne i percorsi, rispetto ad un privato, che invece può operare a livello di connessioni condominiali.
Eliminerei la gestione della piscina comunale. Una gara di affidamento a società esterne con un bando che garantisca alcuni "privilegi" per l'utenza locale è auspicabile. In questo senso, come si faceva in modo trasparente in passato, si potrebbe ricostituire un Ufficio Sport per la gestione delle palestre comunali, che mai ha presentato problematiche.
La piscina del Parco 2
Eliminazione di R.e.t.e., un doppione di cui non servirà più l'esistenza.
La messa al bando pubblico dei servizi di ARCO, che non fornisce alcun servizio che non possa essere approvvigionato dal mercato. Qui l'intervento regolatorio e di verifica dell'Ente è invece importante, a tutela della salute, non può essere sottoposto a "conflitti di interesse" (controllore e controllato).
S.f.e.r.a., invece, ritengo sia una di quelle attività che, anche se realizzabile con cooperative territoriali, ha caratteristiche di attenzione e peculiarità del servizio, oltre che di inefficienza di acquisizione sul mercato, devono essere tenute "in-house". A questo proposito, la bozza indica che l'affidamento in house senza gara ha  una soglia di 200mila euro anziché 90 mila. Siamo proprio nel casus belli...
Centri estivi Sfera
Per quanto sopra, buona parte della attività di API, relative alla manutenzione del patrimonio pubblico, alle piccole e medie attività di sistemazione e ripristino della città (strade, marciapiedi, etc.) e della capacità di intervento rapido nelle emergenze, vale la pena di mantenerle, per garantire la fruibilità dell'ambiente cittadino.
Spinta alla privatizzazione: 
"I Comuni, quando sussistono esigenze di promozione dell'ampliamento dei mercati e di ripianamento delle proprie posizione debitorie, hanno facoltà di cedere le proprie quote di partecipazioni in società, secondo procedure aperte".
Lavori in corso di API

L'articolo attribuisce ai Comuni la "facoltà" di cedere le proprie quote nelle società ex-municipalizzate che gestiscono i servizi pubblici locali, previa gara e procedura trasparente. Potevano farlo già adesso, per la verità, e infatti la novità è nelle condizioni in cui possono (sottinteso: devono) privatizzare. "Quando sussistono esigenze di promozione e ampliamento dei mercati e di ripianamento delle proprie posizioni debitorie". Una traduzione brutale è questa: cari Comuni, prima di venire a chiedere soldi per tappare i buchi nei vostri bilanci, vendete le vostre azioni, rinunciando ai dividendi e alle poltrone nei consigli di amministrazione che comportano.
Il tema è quello citato sopra. Va da se che DGN, Publicompost, MioGas, Amiacqueed Area Sud Milano devono trovare soluzione con la dismissione delle quote relative.
Come dire, finalmente, i Comuni/gl Enti facciano i regolatori e non gli attori del mercato, ma lo siano solo nel caso in cui esistono le necessità, ad esempio, di fornitura di un servizio che il mercato non offre. Nel momento in cui questo si manifesta, con i livelli di concorrenzialità dell'Ente, l'Ente faccia un passo indietro.
A Rozzano è il caso della scelta di dismettere le farmacie, che resta a tutt'oggi ancora in itinere e senza soluzione, ma che, con il decreto sviluppo formulato in questo modo, dovrà accelerare e arrivare a compimento.
Le proposte indicate in questo post saranno oggetto delle discussioni con il resto della maggioranza (parolona, diciamo con parte della Giunta e dei dirigenti) nel corso dei prossimi mesi.
Marco Masini

3 commenti:

  1. MA se liberalizziamo le municipalizzate, chi è che farà pubblicità sul VIVIROZZANO?
    Oggi ho provato a chiamare ARCO per capire cosa potevano vendermi (non vedo altrimenti come giustificare la pubblcità capillare sul giornale). Per non parlare delle paginone di AMA e co. Ma a cosa e a chi serve? Perchè è l'unico giornale locale (oddio...giornale...è un libricino di pubblicità corredati da articoli talmente faziosi (sull'ultimo numero il sig. SALVATORI di dimentica di raccontare tutto il pandemonio in consiglio comunale sull'allegra gestione dei mercati ad esempio) da poter essere considerato un simpatico giornalino di barzellette, tip il Vernacoliere) su cui queste municipalizzate decidono di investire. Ma poi investire che cosa? Mettono soldi nella gestione del giornale per avere che vantaggio?
    Fuori gli altarini...di chi è il giornale? A chi vanno i soldi? A me questa pubblicità sa troppo di "regalo" a qualcuno!!!

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  2. Purtroppo Federico, condivido con te le mie stesse, perplessità e dubbi sulla trasparenza dell'operato e relativi investimenti, per poi non parlare della galleria Ruth ... buco di soldi sanato con i soldi dei cittadini e per cosa??

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  3. Beh, fino a quando l'assessore alle municipalizzate sarà amica di famiglia di Sgambato, dirigente AMA e socio di Vivirozzano nulla potrà mai cambiare.

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