venerdì 6 gennaio 2012

Labics: "Siamo contenti di Piazza Fontana, spazio democratico per la collettività!"

Ho avuto uno scambio di e-mail con i progettisti di Piazza Fontana, che pubblico qui di seguito. Credo che chiunque possa trarne qualche conseguenza sugli spazi pubblici ed i loro progettisti (sui mandanti, le Amministrazioni). Le idee di un povero ingegnere non riescono a coincidere con la visione "romantica" degli architetti...

Mail (1) - Da Masini a Labics e Domus:


Per Vs. informazione, Vi invito a leggere il seguente post:
relativo al Vs. progetto sul blog rozzanese “Rozzano Futuro”, dove troverete molti dettagli e riferimenti a come è stata ridotta la piazza da Voi progettata.
Vi chiederei, per il Vs. buon nome, di comunicare all’Amministrazione Comunale il Vs. disappunto e chiedere il ripristino delle “condizioni di progetto”.
A disposizione per informazioni e contatti.
Ing. Marco Masini

Mail 2) - Da LABICS a Masini e Domus
gentile ing. Masini,
 La ringraziamo molto per i suoi suggerimenti e consigli
abbiamo già fatto presente al sindaco e all'amministrazione le scarse condizioni di pulizia, tuttavia avendo effettuato un sopralluogo con il fotografo poco più di un mese fa in occasione del completamento del progetto originario, siamo contenti di comunicarle che la piazza è utilizzata dalla popolazione nella sua articolata composizione e soprattutto secondo le modalità con cui è stata progettata:
gli anziani utilizzano le panchine più appartate per conversare, le signore si siedono nella zona centrale per osservare i passanti, i giovani vanno in skate sui piani inclinati, gli adolescenti si inocntrano sui biscioni (come nuovi muretti), i bambini giocano nel parco a loro dedicato, e speriamo che presto l'info-point possa essere utilizzato a servizio dei cittadini.
 L'impressione avuta durante i diversi sopralluoghi - di un cantiere certamente durato troppo a lungo - è quella di uno spazio vitale, articolato e aperto all'interpretazione come pensiamo debba essere uno spazio pubblico contemporaneo non più rappresentativo di un potere costituito bensì di una democrazia della collettività.
 Cordiali saluti
 arch. Francesco Isidori
arch. Maria Claudia Clemente

Mail 3) - Da Masini a LABICS e Domus
Vi ringrazio per l’opportuna risposta, ma, come avrete potuto ben intendere, la funzione di fruizione sociale – sebbene ragguardevole – non deve e non può essere ascritta alla piazza così come oggi conformata.
 Piazza Fontana, infatti, è sempre stato l’unico luogo di aggregazione della frazione di Quinto, e vederVi gli anziani, le signore ed i bambini fare ciò che facevano prima (sebbene, bisogna riconoscere, quest’oggi in sicurezza), non fa della piazza un bene diverso e di maggior valore rispetto al passato.
Dal Vostro intervento si attendeva un “valore aggiunto” di carattere estetico, a rendere l’urbanizzazione circostante meno asfittica e “fatiscente”.
 Le condizioni attuali della piazza ed il progetto pensavo che avessero anche questa aulica intenzione, ma vedo che invece Vi siete fermati a considerare quanto esisteva come sufficiente per considerare l’intervento un intervento positivo.
 La fruizione, alquanto disordinata e “creativa”, ha cancellato gli aspetti caratterizzanti della stessa: i riquadri erbosi che delineavano un (parole Vostre) paesaggio "in equilibrio instabile tra naturale e artificiale", si è ridotto ad artificiale e stabilmente deturpato. Il sistema dei campi triangolari, forte elemento di unità e identità del progetto, strumento attraverso cui si “sarebbero” costituite situazioni molteplici e varie all' interno di questo paesaggio sono state appiattite a terra brulla uniforme ed informe, realizzando ciò di cui si sarebbe dovuto tener conto: a Quinto non esistono vasti campi gioco, quindi la piazza sarebbe stata usata allo scopo, e forse i “fazzoletti triangolari” di terreno verde (??) erano certamente destinati ad essere cancellati. La manutenzione sarebbe stata difficile, e le Amministrazioni fanno sempre più fatica a occuparsene. Gli anfratti creatisi anche a seguito della conformazione delle panchine sarebbero diventati per certo ricettacolo di sporcizia…
 Ritengo che, per mantenere la bontà iniziale del progetto, si sarebbe (Voi avreste) dovuto ricercare la caratterizzazione di quello spazio pubblico nella riqualificazione del luogo, cercando – tra gli obiettivi – non la “democrazia della collettività” (che ha distrutto il valore al tempo zero dell’impianto), ma la permanenza di un più elevato concetto urbanistico in una frazione difficile e che cercava questo.
I primi giorni l’apprezzamento più diffuso (ai tempi vivevo a Quinto) era “che bella, speriamo che duri….”, e non certamente il “com’è democraticamente fruibile, ci si può davvero fare tutto”. Se ne è fatto di tutto, e questo è il risultato….
 Cordiali saluti
 Ing. Marco Masini

2 commenti:

  1. Caro Marco, vedo che ultimamente molte cose ci accomunano, sara il segno di un destino? Condivido le tue osservazioni, ricorderai quante volte ho fatto notare le disfunzioni di quella piazza, già dalla sua affrettata inaugurazione. Vogliamo parlare della sicurezza pubblica, sulle fonti di pericolo che la famosa piazza nasconde, tu sai la mia opinione sugli architetti ( sopratutto quelli che pretendono di essere anche ingenieri) i signori della LABICS dovrebbero parlarne con i cittadini.

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  2. Concordo pienamente sulla difficolatà nel manutenziarie una piazza così articolata oltre che alle poco lungimiranti scelte dei materiali (vedi la pavimentazione che di inverno la rende una vera pista di pattinaggio dul ghiaccio) che la rendono sicuramente fonte di pericolo.
    Sul fatto che però la piazza sia diventata luogo di socialità in maniera ben più evidente di come era prima (quando invece che una piazza era a tutti gli effetti un brutto parcheggio) è fuori di dubbio.
    In ogni caso se per avere una piazza bella (e costosa) per qualche anno abbiamo dovuto pagare lo scotto di avere a Quinto la versione brutta delle VELE DI SCAMPIA forse preferivo il parcheggio precedente.

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