domenica 4 dicembre 2011

Lara Logan, il burqa e l'islamismo bestiale

Ho avuto occasione di venire a conoscenza dello stupro della giornalista della CNN Lara Logan dello scorso febbraio 2011, durante i festeggiamenti in piazza Tahir a Il Cairo, solo in questi giorni.
Si tratta di un evento di particolare gravità, soprattutto perché ha avuto delle caratteristiche particolarmente odiose ed anche la reticenza da parte della CNN stessa. E ne sono venuto a conoscenza per alcune riflessioni e ricerche che ho fatto dopo il nuovo Artentato in Piazza Duomo "Prelati, rabbini e mullah, giù le mani dalle donne e dalla loro libertà!"  nel quale ho avuto modo di imbattermi  ieri pomeriggio (vedi oltre).

La violenza su Lara si è consumata in piazza, in mezzo alla folla scalmanata. Lara è stata accerchiata dalla folla "festante" che l'ha poi accerchiata, allontanandola dalla sua troupe, e, in questa fase di "eccitazione collettiva" ha considerato lecito approfittare in gruppo della DONNA OCCIDENTALE (priva della protezione teofanica del burqa) e renderla soggetta ad un recupero di quello che loro considerano essere il posto giusto della donna in molte di quelle società: soggiacente a regole pre-medioevali, che vedono la donna come un oggetto per la riproduzione e come un organo genitale per la soddisfazione dell'essere superiore che è il maschio.
A questo, già di per sè sufficientemente esecrabile gesto, si è aggiunto il comportamento della CNN che, invece di rendere manifesti e visibili i volti di quelli che sono poi stati additati come alcuni tra i vili e schifosi operatori della violenza, ha oscurato i loro volti nelle immagini diffuse dalla rete.
Anche i commentatori USA (quelli fuori dai giochi dei grandi network) hanno manifestato sbalordimento per l'atteggiamento del media all news...
A questo proposito segnalo con piacere un nuovo "ARTENTATO" che si è svolto in piazza Duomo a Milano, il 3 dicembre: una donna con il burqa è stata mostrata crocefissa penzolante da uno dei palazzi che si affacciano sulla piazza.
L'intento "politico" degli artentatori delle sedicenti Brigate Artistiche era proprio quello di denunciare la condizione della donna in quelle società.
Dal testo del volantino raccolto dopo il lancio dai tetti si legge la "rivendicazione":
"...Vale la pena di chiedersi se, almeno in Italia ed in Europa, dopo decenni di battaglie per l'uguaglianza e l'emancipazione, non sia il caso di vietare il burqa, scelta per l'uomo e costrizione-sottomissione per la donna. La destra del nostro paese si scaglia contro il burqa solo perché è un indumento islamico e la sinistra è troppo sensibile nel non voler urtare sensibilità e tradizioni islamiche. Se nei paesi di origine le donne islamiche sono trattate come schiave, si abbia il coraggio di liberarle qui da noi, anche per legge. Parallelamente ci sono, poi, i burqa mentali e culturali delle altre principali religioni  (ebraica e cattolica) che, in maniera più o meno palese, continuano ad offendere la donna a trattarla come un oggetto di proprietà dell'uomo e come cittadina di serie B. Donne arabe ribellatevi: bruciate i Vostri burqa ed i Vostri veli. La primavera araba è anche qui!"
Mi vien da dire che condivido integralmente le affermazioni fatte per denunciare l'Artentato.
Quotidianamente soffriamo, come società, assalti alla dignità della donna. Non è il caso nel XXI secolo di provare a spostare oltre il confine della civiltà?
Marco Masini

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