venerdì 27 maggio 2011

Masini "ai Referendum sull'ACQUA votiamo, votiamo NO!"

Ieri sera si è tenuto un incontro organizzato da SEL sui referendum del 12 e 13 giugno prossimi. All'incontro, del quale ringrazio gli organizzatori, ha partecipato Grazia Francescato, ex Presidente dei Verdi ed europarlamentare . Grazia, oggi nel direttivo di SEL, si sta impegnando per quattro SI e per il raggiungimento del Quorum, messo seriamente a rischio dalla pesante cortina posta sull'informazione e sulla pubblicizzazione dei quesiti a causa dei soliti problemi di Mr. B. Egli vuole infatti impedire, sostanzialmente, due cose: l'abolizione del Legittimo Impedimento e lo stop (non moratoria) al Nucleare.
Nel merito, dopo un'ampia dissertazione della Francescato sui temi del SI (che vuol dire NO) al Nucleare e dei SI (che significano NO) alla "privatizzazione dell'acqua", ho articolato - con difficoltà, stante la presenza di un buon numero di partecipanti - la posizione mia e dell'associazione Amici della Terra che indica la stessa proposta per il referendum sul Nucleare ma un deciso NO (che vuol dire SI) al mantenimento della normativa in essere.

Le posizioni, a causa della anomalia della legge referendaria, sono difficili da articolare, ma semplici da spiegare nella loro essenza.
Prima bisogna smascherare la mistificazione operata dai comitati per "l'acqua pubblica": l'acqua, anche se vincessero i SI, non fa cambiare l'essenza dell'acqua come diritto naturale. Essa era, è e resterà pubblica. I referendum andranno ad incidere sui servizi associati: captazione, adduzione, potabilizzazione, fognatura, depurazione. La legge 133/2008 di cui si vuole abrogare l'articolo 23bis, permette oggi di avere per la gestione di quei servizi un operatore privato, una società mista pubblico-privata o una società interamente pubblica. Permette cioè tutto. Se vincono i SI, l'operato sul vettoriamento resterà esclusivamente in mano pubblica.
Il problema è proprio questo. In Italia si hanno tutte le situazioni sopra descritte, e le capacità di gestione del pubblico e del privato hanno mostrato (ognuna per motivi diversi a seconda dei casi) limiti e capacità. La gestione pubblica dei servizi di vettoriamento (impropriamente "l'acqua pubblica") mostra i suoi peggiori limiti in Sicilia, e la gestione privata ha mostrato la sua inconsistenza a Roma. Nel mezzo tutte le situazioni possibili. In Toscana (regione rossa) c'è il privato. A Milano, regione "bianco-verde" c'è il pubblico: l'acqua è gestita da MM, Metropolitane Milanesi, società a capitale interamente pubblico.
Il punto è che le buone pratiche di gestione del pubblico sono rare e comunque difficilmente ripetibili, mentre la gestione del privato, se non regolamentata e controllata (questo sì) dal pubblico lasciandogli spazi per la remunerazione del capitale (secondo quesito referendario, abolizione dell'art. 154 della legge 152/2006), è inefficiente se non dannosa.
Allora: cosa c'è di meglio se non lasciare la possibilità di scelta del regime e lavorare per continuare ad estendere le buone pratiche?? Dunque è bene votare NO per dire si.
La mistificazione è abissale. Oltre all'aspetto comunicativo, comprensibile in ragione dell'eccessiva semplificazione, è sul tema specifico che non ci siamo. Buona parte della rete è in condizioni pietose. Per ripristinarla occorrono ingentissimi capitali, che se non li prendiamo dalle tariffe in ragione del consumo e del principio (ben evidenziato nell'art. 154 della 152/06 che vogliono abolire) "chi inquina paga", dovranno essere presi dalla fiscalità generale, cioè, come al solito, paga pantalone, senza criterio in ragione dei consumi e della qualità.
La tariffa venne introdotta dalla legge Galli del 1994, e conferisce un principio fondamentale: paghi il servizio (non l'acqua) in ragione del consumo. Questo determina la possibilità di avere i capitali da investire nella manutenzione e nel miglioramento di gestione. Cosa c'è di sbagliato in questo?
Se vincessero i SI, a parte determinare un regime di interregno e di caos, tutto andrebbe in mano allo Stato che in qualche posto è capace in altri incapace di gestire servizi complessi.
Sul tema del costo dell'acqua, che viene portato come esempio sbandierando aumenti del 200%, c'è un'altra questione ancora. Detto che, se si vuole il servizio GRATIS (e non l'acqua, che lo è lo resterebbe), qualcuno deve tirare fuori i soldi per far funzionare le pompe, manutenere gli impianti, gestirli, etc. etc., se questi soldi non arrivano dalla tariffa (e dall'eventuale remunerazione del capitale), di nuovo, arrivano dal bilancio pubblico, e cioè dalle tasse, magari di scopo, come le accise sulla benzina e sull'energia.
Se il costo al litro dell'acqua passa da 2 centesimi di euro al litro (cioè se non gratis, quasi, come lo è in molte parti d'Italia) a 4, l'aumento è del 100%, ma il totale è ancora molto sopportabile. E d'altronde, se fino ad oggi l'acqua è stata regalata, ha condotto il sistema al disastro nel quale ci troviamo. La coscienza ambientale ed il senso civico di noi Italiani, si risveglia solo quando viene toccata o la salute o il portafoglio. Per ottenere un consumo responsabile far pagare correttamente il servizio per poterlo rendere di qualità è indispensabile.
Io sono per efficientare il pubblico, al fine di restituirgli quanti più servizi di base è possibile, ma la condizione di sfascio alla quale è stato condotto con tutte le ruberie e le commistioni tra interessi pubblici e privati fa sì che non ci si possano impedire contributi di valore anche privato.
Al termine dell'incontro, abbiamo anche concordato la possibilità di fare una specifica serata sul nucleare, dove la visione è molto simile, per approfondire il tema a sostegno del SI (che è un NO) per il prossimo 7 o 8 giugno.
Marco Masini

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