sabato 18 settembre 2010

Ma qualcuno ha spiegato a TremoRti cos'è il nucleare?

Fantastico: già di economia, di cui è ministro, capisce poco, ma avvalendosi di "non si capisce bene" quali consulenti, straparla anche di nucleare. Tremonti, proprio ieri, ad un incontro di giovani (?) della Confcommercio, manifesta la sua ignoranza sul tema. Certo, non potrebbe essere altrimenti, ma infatti pongo la questione a riguardo dei suoi consulenti.

Comunque, nel merito, osserviamo e commentiamo le sue affermazioni.
"Il nucleare è un passaggio fondamentale per la crescita economica".
Dato per scontato che, nella migliore delle ipotesi, ci vorranno dieci anni per avere un reattore funzionante (ma io conto molto sulla nostra burocrazia per far sì che tali tempi slittino di un'altra decade), non si capisce bene quale influenza il nucleare avrebbe sulla crescita economica nelle condizioni in cui siamo messi. Se anche si parlasse al futuro, il nucleare è solo una delle tante forme di energia alla quale si potrebbe ricorrere per avere un mix energetico diverso e meno dipendente dal petrolio e da tutte le fonti fossili (gas e carbone inclusi, dove sul primo il SUO Presidente ci ha costretto sull'impervia strada della fornitura dall'amico Putin, noto liberista e libertario, difensore dei diritti civili e della libertà). Non risolveremmo il problema, e comunque non avremmo energia a costi competitivi: il finanziamento dello Stato (di noi contribuenti) è oggi essenziale per far si che i "capitani coraggiosi" dell'industria privata investano nel settore: e qui il suo capo, testa di cuoio (o d'asfalto, dice qualcuno) dei capital-comunisti, insieme alle truppe organizzate dalla federmarescialla Marcegaglia, pronta con tutta la forza dei suoi forni e laminatoi, attende di aprire le casse per il sacco del popolo (in nome del popolo, s'intende).
"Il nucleare ci renderà autonomi dalle forniture energetiche straniere". 
Oooops.... Non mi risulta che l'Italia abbia miniere uranifere di peso (soltanto un piccolo filone preso d'assalto negli anni passati da una società canadese nelle montagne lombarde). Ma non possiede nemmeno la filiera di trasformazione e di arricchimento (saldamente nelle mani delle potenze nuclear-militari statunitensi e francesi, soprattutto... Ah, già, l'amico Putin!).
Allora bisognerà comprarcelo il combustibile, dunque non eliminiamo la dipendenza, ma anzi, saremo ancor più sottomessi dal punto di vista tecnologico.
L'Italia, in realtà, era veramente all'avanguardia nella produzione nucleare negli anni sessanta, quando la tecnologia e la sicurezza permettevano livelli di attenzione inferiori. E non solo: stava pure sviluppando una filiera di reattori estremamente interessanti, basati sull'uranio naturale, ma Mattei ed i suoi amici delle sette sorelle non hanno mai visto questo sviluppo di buon occhio, e l'hanno fatto naufragare scientificamente insieme  al reattore sperimentale - mai terminato - per "salvarsi il culo" da pericolosi concorrenti che con gli idrocarburi nulla avevano a che fare (business is business, baby!).
Detto questo, a parte il patetico "le economie con cui compete l'Italia hanno tutte il nucleare", da cui discende ancora una volta l'ignoranza in economia del ministro-commercialista (si tratta di un parco centrali - circa 500 - molto vecchio e complessivamente ammortizzato, per le quali si cerca di farle tirare a campà per evidenti vantaggi finanziari), si evince un livello di approssimazione dei nostri governanti degno delle più deficenti repubbliche sud-sahariane.
Marco Masini

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