martedì 20 luglio 2010

Piazza Citterio, ovvero l'invaghimento d'un esteta.

Nel dettaglio, perchè non si possono lasciare ipotizzare conclusioni o commenti inappropriati dopo la pubblicazione da parte de "Il Giorno" del pezzo intitolato "spazi inutili e pericolosi", sostanzialmente tratto dal mio post sulle piazze Alboreto e Fontana, ci tengo a commentare la citazione sul sito del Comune relativa a piazza Alboreto, per far cogliere, a chi volesse, il senso della critica espressa dal sottoscritto, in relazione alla realtà dei fatti.
Cito: "Questo luogo è l’esempio, sia sotto il profilo progettuale, per la nitidezza e la pulizia del progetto in cui si respirano il sapore e i codici estetici della piazza italiana, sia sotto il profilo delle scelte culturali che il progetto sottende e che evidenziano la lungimiranza con cui la municipalità ha intravisto, nella valorizzazione delle aree urbane, lo strumento più appropriato per intervenire nella direzione del miglioramento del vivere sociale.
La piazza è divisa in due zone distinte. Nella parte centrale, in cotto rosso, tigli e acacie definiscono una zona verde ombratile dedicata alla sosta e al riposo delle persone anziane o delle giovani mamme a spasso con i bambini. La parte libera, invece, dall’impronta ovale, è luogo di incontro per tutte le generazioni, spazio dove le panchine sono collocate vicino ad apparecchi di illuminazione bassi in grado di definire zone più raccolte."
Il primo capoverso è l'antitesi della realtà, sia dal punto di vista progettuale che fattuale. Le piazze italiane non hanno solo dei "codici estetici" (e ciò conferma che Citterio aveva solo quelli in testa), ma soprattutto erano risposte a "canoni funzionali e sociali", che invece qui non si intravedono (solo nelle panchine).
La seconda parte del primo capoverso è completamente condivisibile: la municipalità ha realmente inteso incaricare l'urbanistica di valorizzare le aree urbane, perchè no, con spazi ampi e fruibili, come le piazze, per il VIVERE SOCIALE.
E qui arriviamo al secondo esilarante capoverso.
I tigli e le acacie che definiscono una "zona verde ombratile"... A parte l'ombratile (vocabolo che ne sul Sabatini Colletti, ne sui dizionari on-line di ogni tipo NON esiste), della radice, l'ombra, non ce n'è traccia. E questo non consente la sosta delle persone anziane e delle mamme, che quella cercano - soprattutto in estati calde come queste!
Ma sulla parte libera ci si supera: lì, gli apparecchi di illuminazione definirebbero zone più raccolte.... Una piazza a fruizione notturna!!!
Bhe, lascio a tutti - e alle foto - il commento.
Marco Masini
P.S. anche nel sito del "maestro" si mostrano le foto della piazza, maestosamente e tristemente desolata, non una persona a dar conto e realizzare quel "vivere sociale" chiesto dalla municipalità....

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