venerdì 9 luglio 2010

La progettazione delle piazze

 A cosa serve una PIAZZA? Dal breviario storico si può risalire alla piazza greca, l'Agorà, dove - in quanto spazio di raccolta e luogo centrale della città - vi si incontravano i grandi filosofi greci che, interrogando i passanti (perchè era previsto il fatto che ce ne fossero), procedevano nella definizione delle epigrafi e delle massime della vita. Vi era poi la piazza del mercato, animata nel momento in cui lo stesso era presente, ma comunque spazio di vita. E poi, la piazza monumentale, dove si affacciavano i palazzi governativi, e dal quale si diramavano le principali vie che adducevano alla città.

Oggi la piazza sembra trovare rappresentazione in spazi architettonici per la transiente gloria degli autori, perchè, soprattutto quelle nuove, non hanno il piacere di essere accoglienti per i cittadini, al punto tale che non vi sono passanti....
Esempi recenti: piazza Alboreto e piazza Fontana.
Con la ragione del poi, intravedo i problemi che le piazze del passato sembravano affrontare con decisione mettendo al centro la ragione sociale dell'esistenza di tale spazio. In entrambi i casi, la difficoltà di essere un reale spazio di fruizione quotidiano (piazza Alboreto) o di adeguato e sicuro luogo di aggregazione (piazza Fontana), si mostrano i limiti di una progettualità urbanisticamente o "fruisticamente" limitata.
Per poter essere usata, una piazza deve essere luogo di funzioni, di attraversamento obbligato, di fruizione obbligata, con spazi e accessori da consentirne gli stessi. Piazza Alboreto, ampia e sicura, non ha la centralità urbanistica che gli consente di elevarsi realmente a "piazza cittadina", perchè avulsa al contesto urbano: perchè attraversarla? Perchè fruirne? Si fatica a trovare risposte al di fuori dei mercatini domenicali che ne occupano l'area di quando in quando.
Piazza Fontana, con le sue autoreferenziali declinazioni e squadrature, è di difficile e pericolosa fruizione. La centralità rispetto all'abitato è qui assicurata, e i "clienti" ci sono, la vorrebbero usare, ma passeggiano intorno ad essa: l'attraversamento, con i suoi dislivelli poco visibili, i "biscioni" di protezione (installati a posteriori) e i percorsi non lineari determinati da aiuole triangolari, che determinano percorsi innaturali, costituiscono un impedimento psicologico ad una completa fruizione (.... e sbucciature sulle ginocchia dei bambini).
I premi dati da architetti agli architetti non aiutano: non fanno che alimentare il dubbio che si tratti di tutta un'attività auto-celebrativa.
Inoltre, una piazza, un giardino o un'area che - dopo l'apertura - presentano "problemi" come percorsi segnati sull'erba da parte degli abitanti che disegnano attraversamenti diversi da quelli "previsti", sono sintomo di una progettazione innaturale che non ha pensato alla fruizione e che non ha inserito il manufatto nel reale contesto urbano e sociale.
Ne riparleremo...
Marco Masini

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