martedì 12 gennaio 2010

COEX, Mater-Bi, Carta o tessuto: quale soluzione per lo shopper?


Dobbiamo porci un obiettivo serio per decidere, una volta che ci saremo liberati del sacchetto di plastica, a cosa vale la pena di affidarsi per il trasporto delle nostre derrate ed acquisti vari dal negozio o dal supermercato alla nostra abitazione.
Quali sono i parametri di sostenibilità per uno shopper?
Certamente non possiamo prescindere dalla sua funzionalità e robustezza, e già questo ci può orientare in qualche modo. Infatti, i primi sacchetti in Mater-Bi avevano problemi di tenuta meccanica, così come la durata dei sacchetti in COEX. Per la Carta il problema si poneva solo nei riguardi dei “pidocchiosi” che tendevano a risparmiare sullo spessore della materia prima. Con la Tela il problema, per entrambi i parametri, non si è mai posto.

Passando alle caratteristiche di sostenibilità, utilizzo di risorse naturali, produzione di CO2, riusabilità, impatto ambientale, la situazione – di tipo quali-quantitativo – può essere riassunta con uno schema come quello in figura.

Sono ancora alla ricerca di tutti i dati per una determinazione ed un confronto quantitativo corretto con il quale sostituire i numeri all’indice di apprezzamento ambientale, ed appena possibile aggiorneremo la tabella stessa.
Comunque, genericamente, la buste di plastica sono fatte di polietilene e se spesso si sostiene che gli shopper derivano dal petrolio, in realtà i sacchetti di plastica sono fatti per la maggior parte a base di gas naturale. Anche se non è in uso oggi, i sacchetti di plastica potrebbero essere fatti di acido polilattico (PLA), un polimero biodegradabile derivato da acido lattico. Questa è una forma derivata da vegetali e forma la base della bioplastica. Questo materiale biodegrada rapidamente in condizioni di compostaggio e non lascia residui tossici. Tuttavia, bioplastica può avere un significativo impatto ambientale, a seconda del modo in cui viene prodotta.
Un indice adeguato potrà quindi essere quello che si ottiene dal confronto con l’impatto della classica shopping bag in polietilene.
Marco Masini

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