martedì 22 dicembre 2009

L’economia dice no al nuovo nucleare

Il nuovo rapporto del colosso mondiale della finanza Citigroup intitolato ‘New Nuclear – The Economics Say No’, descrive I rischi finanziari nella costruzione di un nuovo reattore nucleare come ‘Corporate Killers’.

Non credo che ci siano altre parole in risposta alle stravaganti argomentazioni del Governo Italiano, che in data odierna afferma che nel 2013 (ah, ah, ah!!) inizierà la costruzione della prima centrale atomica italiana. Questo secondo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che nel Consiglio dei ministri di oggi ha deliberato lo schema di decreto legislativo che prevede la localizzazione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, di misure compensative e campagne informative.

Incredibile: non volgio fare l’ambientalista, oggi faccio l’economista e chiedo il parere del più importante consulente sul mercato della finanza. Sapete cosa scrive Citigroup? Semplicemente che:
“[…..]
• non vediamo prospettiva nella diminuzione dei costi di costruzione mentre è prevedibile che essi coninuino ad aumentare ulteriormente.
• abbiamo calcolato che per una nuova central nucleare occorreranno €65/MWh in termini reali anno su anno per raggiungere a malapena il breakeven.
•I ritorni dello sviluppo del nuovo nucleare dovranno essere puntellati dai governi e I rischi condivisi con i taxpayer (che lì contano - NDR) / consumatori.
• Le evidenze ad oggi mostrano che I ritardi nella costruzione dei nuovi impianti nucleari possono essere significativi.
• I ritardi di costruzione ed I problemi di pianificazione hanno condotto ad un increment del 77% dei costi nel sito finlandese di Olkiluoto.
• In un mercato puramente mercantile (come in UK – a cui si riferisce il report: NDR) dove il prezzo dell’energia dai produttori deve coprire I costi di costruzione lungo l’intera vita del progetto, non c’e’ nessun modo attivo per uno sviluppatore di ottenere il ritorno dei costi nei quali è incorso. […]”
Questo è quanto, e ce n’è d’avanzo, ma se volete – e sono sicuro che ne sarò costretto – potrò deliziarvi sul problema dell’approvvigionamento del combustibile, della produzione di CO2 lungo la filiera, dell’annoso problema delle scorie, della sicurezza sanitaria, dello stato dell’arte della generazione III, dell’inarrivabile (per la mia generazione, figuriamoci per il Cavaliere) generazione IV, etc. etc.

Marco Masini – Dott. Ing. Nucleare indirizzo materiali e protezione

P.S: so che la radiazione Cherenkov "fa fico", ma non mi sembra il miglior modo di generare un ambiente cool...

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